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Banner-HIV-orphans-MalawiUn nuovo studio spiega il quadro clinico di alcuni bambini sieropositivi mai trattati farmacologicamente, che non sviluppano l'AIDS.
La ricerca è stata condotta presso la Ludwig-Maximilians Universitaet di Monaco (LMU), pubblicata all'inizio di questo mese su Science Translational Medicine. L'articolo si intitola “Nonprogressing #hiv-infected children share fundamental immunological features of nonpathogenic SIV infection” e mostra che il sistema immunitario di alcuni bambini sieropositivi controlla il virus in modo diverso da quello degli adulti. Anche quando gli adulti non si ammalano.
I risultati sono molto importanti in quanto sconfiggere la malattia del secolo è uno degli obiettivi primari della ricerca in campo medico e farmacologico. Le ultime notizie provenienti dall'Inghilterra sembrano confortanti, in quanto sono stati fatti significativi passi avanti nella definizione di terapie profilattiche e retrovirali in grado di debellare il virus.

L'infezione matrilineare in Africa

I bambini resistenti alla malattia sono davvero rari: in assenza di terapie retrovirali oltre il 99% dei pazienti positivi finisce per manifestare #AIDS conclamato. Tuttavia, tra il 5 e il 10% dei soggetti con infezione perinatale riesce a sfuggire a questo destino. Alcuni test hanno messo in evidenza che gruppi di pre-adolescenti africani, sieropositivi dalla nascita per linea materna, non si ammalano in quanto il loro sistema immunitario resta silente, ossia non “vede” la malattia.
L'età media dei soggetti presi in esame è circa 8 anni. Le analisi del sangue mostrano che il loro sistema immunitario funziona alla perfezione nonostante la costante presenza del virus in circolo. "È interessante notare, tuttavia, che questi bambini infetti ma sani mostrano soltanto bassi livelli di attivazione immunitaria Inoltre, mentre lo spettro di tipi di cellule che contengono il virus, il cosiddetto serbatoio virale, generalmente è molto complesso, in questi soggetti si riscontra una linfocitopenia delle cellule T CD4+, ha spiegato il dottor Maximilian Muenchhoff.

La stessa risposta riscontrata nelle scimmie africane

La risposta immunitaria che l'articolo descrive somiglia molto a quella osservata in più di 40 specie di scimmie africane infette dal Simian Immunodeficiency Virus (SIV), da cui deriva l'HIV. Il virus si replica in modo molto efficiente in questi primati, ma gli animali infetti non mostrano segni di disfunzione immunitaria. Anche in questo caso le cellule T CD4 + fungono da serbatoio virale primario, e i livelli di attivazione immunitaria sono bassi.
Risulta chiaro il quadro clinico di base nei bambini che non sviluppano AIDS conclamato e nelle scimmie africane. I pazienti affetti da AIDS, indipendentemente dall'età, mostrano invece tutti i segni di attivazione del sistema immunitario. E questa condizione resta invariata anche durante la somministrazione delle terapie retrovirali, che abbattono la carica virale e le complicanze al lungo termine.
Questi nuovi risultati giocheranno un ruolo importante nello sviluppo di vaccini efficaci: “la capacità di questi bambini di mantenere intatto il sistema immunitario di fronte agli attacchi del virus ci dà nuovi elementi per capire i meccanismi di trasformazione dell'HIV in AIDS”, ha concluso il Prof. Oliver T. Keppler.

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