community-left

donazioni-left

donazioni-top-left

community-top-left



 

 

Adulti e bambini che vivono con l'HIV

Adulti e bambini recentemente infettati con l'HIV

Prevalenza dell'adulto [%]*

Bambini e adulti morti per AIDS

 

Africa sub-sahariana

25.4 million
[23.4 – 28.4 million]

3.1 million
[2.7 – 3.8 million]

7.4
[6.9 – 8.3]

2.3 million
[2.1 – 2.6 million]

 

Nord Africa e Medio Oriente

540 000
[230 000 – 1.5 million]

92 000
[34 000 – 350 000]

0.3
[0.1 – 0.7]

28 000
[12 000 – 72 000]

 

Sud e sud-est Asia

7.1 million
[4.4 – 10.6 million]

890 000
[480 000 – 2.0 million]

0.6
[0.4 – 0.9]

490 000
[300 000 – 750 000]

 

Asia dell’est

1.1 million
[560 000 – 1.8 million]

290 000
[84 000 – 830 000]

0.1
[0.1 – 0.2]

51 000
[25 000 – 86 000]

 

America latina

1.7 million
[1.3 – 2.2 million]

240 000
[170 000 – 430 000]

0.6
[0.5 – 0.8]

95 000
[73 000 – 120 000]

 

Paesi Caraibici

440 000
[270 000 – 780 000]

53 000
[27 000 – 140 000]

2.3
[1.5 – 4.1]

36 000
[24 000 – 61 000]

 

Europa orientale ed Asia centrale

1.4 million
[920 000 – 2.1 million]

210 000
[110 000 – 480 000]

0.8
[0.5 – 1.2]

60 000
[39 000 – 87 000]

 

Europa Occidentale e Centrale

610 000
[480 000 – 760 000

21 000
[14 000 – 38 000]

0.3
[0.2 – 0.3]

6 500
[ <8 500]

 

Nord America

1.0 million
[540 000 – 1.6 million]

44 000
[16 000 – 120 000]

0.6
[0.3 – 1.0]

16 000
[8 400 – 25 000]

 

Oceania

35 000
[25 000 – 48 000]

5 000
[2 100 – 13 000]

0.2
[0.1 - 0.3]

700
<1 700]

 

Totale

39.4 million
[35.9 – 44.3 million]

4.9 million
[4.3 – 6.4 million]

1.1 %
[1.0 - 1.3%]

3.1 million
[2.8 – 3.5 million]

 

* La percentuale si riferisce agli adulti [15 - 49 anni] che vivono con l'HIV, i numeri si riferiscono alla popolazione nel 2004.
Le gamme intorno alle valutazioni in questa tabella definiscono i contorni all'interno di cui i numeri reali si trovano, basati sulle informazioni disponibili migliori.

 

HIV E RISCHIO CARCERE: CHI È INFETTO DEVE DIRLO AL PARTNER

giustiziaL'incidenza dell'HIV non è diminuita, ma dell'infezione si parla ormai poco. Eppure 60mila pazienti in Italia non raggiungono il controllo della carica virale con le terapie, rimanendo in grado di infettare i partner: si stima inoltre che circa 12mila persone siano infette senza saperlo. Infine, ogni anno si aggiungono circa 3800 nuovi casi, l'84% dei quali riguarda persone che hanno contratto l'infezione attraverso il contatto sessuale.

Gli avvocati del network View Legal Net (con associati in tutta Italia) hanno constatato un aumento delle cause legate all'infezione da HIV di circa il 10% negli ultimi due anni. Spiega Salvatore Frattallone, penalista ed esperto in diritto della privacy e protezione dei dati personali: "Nei casi di contagio da HIV è necessaria una previa indagine circa l'effettiva volontà di contagio da parte della persona infetta: occorre, ai fini della rilevanza penale della condotta, che l'evento derivato dal contagio (la morte o le lesioni) sia voluto dal reo". Quindi, "se l'infetto non è a conoscenza del proprio stato di sieropositività (purché ciò risulti processualmente accertato) va esclusa la sua punibilità perché non è in dolo né in colpa.

Altro caso è quello del soggetto che sa di essere infetto, prende precauzioni, ma non avverte il partner. "La persona affetta da HIV - spiega il legale - ha diritto alla protezione della "notizia" relativa al suo stato morboso e le strutture sanitarie sono autorizzate a comunicarlo a soggetti terzi (ivi compresi il coniuge o i conviventi) solo se c'è stata una preventiva delega scritta rilasciata dall'interessato.Allo stato attuale lo scoglio è arginabile solo attraverso campagne di sensibilizzazione volte a "convincere" la persona infetta a rendere noto il proprio stato almeno alle persone con cui intrattiene rapporti sessuali. La comunicazione, però, è una decisione che spetta esclusivamente all'interessato". In ogni caso il portatore di virus deve essere certo di aver realmente adottato tutte le precauzioni possibili atte ad evitare il contagio, poiché, in caso contrario, sarebbe punibile soltanto a titolo di colpa: "il rischio che l'altra persona possa contrarre il virus, riportando lesioni gravissime o, addirittura, perdendo la vita, rende punibile l'untore a titolo di dolo eventuale per il reato, rispettivamente, di lesioni o omicidio volontari".

LO SAI CHE I GIOVANI SONO PIU' A RISCHIO HIV?

pres-730x430Erano gli anni ’80 quando si cominciò a parlare di AIDS e di prevenzione contro il contagio dal virus HIV. Sono trascorsi più di trent’anni ma l’emergenza per l’HIV, il virus responsabile della sindrome da immunodeficienza chiamata AIDS, non è ancora finita, soprattutto tra i giovani.

Leggi tutto

IN LIGURIA SEMPRE PIU' DIAGNOSI TARDIVE

Genova - Sono 5mila le persone affette da Hiv/Aids in Liguria, ma ancora in troppi fanno il test in ritardo e cresce il contagio nell’età avanzata. Sono le principali criticità emerse dal report annuale 2012 sull’Aids redatto dal dipartimento salute della Regione e presentato questa mattina dall’assessore alla sanità, Claudio Montaldo, insieme a Giancarlo Icardi, direttore del dipartimento di scienze della salute e a Sergio Schiaffino, dirigente del settore prevenzione, sanità pubblica della Regione Liguria e ai componenti della commissione regionale sull’AIDS/HIV.

 

Nel dettaglio, al 31 dicembre 2012 i soggetti affetti da AIDS erano 3332, di cui 3106 residenti in Liguria, mentre nel periodo 2001-2012 le nuove diagnosi di infezione da HIV sono state 1.384, con un’incidenza media annua pari a 7,3 per 100.000 abitanti. Un dato quest’ultimo che, dopo il picco registrato nel 2004 di 9,8 casi per 100.000 abitanti, si è stabilizzato nell’ultimo triennio con circa 6 casi per 100.000 abitanti.

 

Inevitabile conseguenza della tendenza dei soggetti a presentarsi in ritardo alla prima diagnosi di sieropositività, quando la malattia potrebbe già essere in stato avanzato, è l’aumento dell’età al momento della segnalazione di una nuova diagnosi: si è infatti passati da 38 anni di età media nel 2001 a 42 nel 2012.

 

Gli sforzi della Regione si muovono in questa direzione: arrivare in tempo alla diagnosi. «Per questo – ha spiegato l’assessore alla salute, Claudio Montaldo – nei prossimi mesi renderemo operativa la procedura di prevedere, per tutti i ricoverati e con la garanzia della privacy, il test per diagnosticare la sieropositività e rendere così le persone consapevoli del proprio stato, oltre a consentire di intervenire prima e ridurre così il tasso di mortalità».

 

Tornando al report Hiv/Aids in Liguria, emerge che le fasce di età più interessate dal fenomeno risultano quelle tra i 25 e i 34 e tra i 35 e i 44, con percentuali rispettivamente del 25,9% e del 34,5%, seguono poi le classi di età tra 45 e 54 anni (19,5%) e gli over 55 (12,3%).

 

Risulta inoltre in aumento l’età. Per quanto riguarda il sesso in Liguria le nuove diagnosi hanno riguardato, nel 30% dei casi segnalati nell’ultimo decennio, soggetti di sesso femminile, mentre, considerando la nazionalità, gli italiani costituiscono il 77,2% del totale.

ISS: HIV, QUATTROMILA NUOVE INFEZIONI ALL'ANNO

Cresce il numero di contagi tra gli uomini, che sono il 75% dei casi, contro il 25% delle donne. Continua ad aumentare anche la quota di nuove infezioni attribuibili a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono il 78,8% di tutte le segnalazioni. Con 4mila nuovi casi di infezione da Hiv l'anno, in Italia l'incidenza della malattia resta di livello 'medio-alto': i dati, aggiornati a dicembre 2011, arrivano dalla sorveglianza attivata in tutte le regioni italiane grazie alla collaborazione tra Centro Operativo AIDS (COA) dell’Istituto Superiore di Sanità, regioni e Ministero della Salute (clicca qui per scaricare il Report).

 

Qualche numero - Nel 2011 sono stati diagnosticati 5,8 nuovi casi di HIV positività ogni 100.000 residenti. Nella maggior parte delle regioni l’incidenza dell’infezione sembra avere un andamento sostanzialmente stabile; in alcune aree però (Bolzano, Sassari, Valle d’Aosta, Umbria, Sicilia) appare in aumento, mentre in altre si osserva un andamento in diminuzione (Lazio, Piemonte, Emilia-Romagna, Marche, Trento). Nel 2011 l’incidenza più bassa è stata osservata in Calabria e quella più alta in Valle d’Aosta.

 

Maschi in aumento - Le persone che hanno scoperto di essere HIV positive nel 2011 sono maschi nel 75% dei casi; la quota maschile è infatti in aumento, infatti nel 2001 il numero di uomini con diagnosi era doppio rispetto a quello delle femmine, mentre nel 2011 è risultato il triplo. L’età mediana è di 38 anni per i maschi e di 34 anni per le femmine. Nel 2011 continua a crescere la quota di nuove infezioni attribuibili a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono il 78,8% di tutte le segnalazioni.

  

Perché ci si sottopone al test - Da quest’anno è disponibile per la prima volta il dato sul motivo che ha condotto le persone scoperte come HIV positive ad effettuare il test HIV: nel 2011 il 24,8% delle persone con una nuova diagnosi di infezione da HIV ha eseguito il test HIV per la presenza di sintomi che facevano sospettare un’infezione da HIV o l’AIDS, il 13,4% in seguito ad un comportamento a rischio non specificato e il 10,3% in seguito a rapporti sessuali non protetti.

 

La spesa per i farmaci - La spesa per i farmaci anti-Hiv è pari a 661,5 milioni di euro all'anno, e pesa quindi per il 37% sulla spesa ospedaliera. Il costo complessivo di ogni paziente (considerando che la terapia viene effettuata per tutta la vita dopo il momento della diagnosi), è pari a circa 400 mila euro.

 

Italiani e stranieri - Nel 2011 quasi una persona su tre con diagnosi di positività all'HIV è di nazionalità straniera. L’incidenza è di 3,9 nuovi casi HIV per 100.000 italiani residenti e 21 nuovi casi HIV per 100.000 stranieri residenti. Tra gli italiani l’incidenza HIV è più elevata al nord, mentre tra gli stranieri si osserva un’incidenza maggiore al sud. Nel 2011 più della metà dei casi segnalati con una nuova diagnosi di HIV era già in fase avanzata di malattia.

ELOGIO DEL CONDOM

Succede che a Trieste una farmacista si rifiuta di vendere preservativi perché, come insegna la dottrina cattolica, il fine dell’amore sessuale è la procreazione e “chi non vuole bambini, che si astenga”. Ci sembra inutile commentare l’estremismo e la velleità di una simile opinione, mentre è grave che la funzionaria di un esercizio di tutela della salute pubblica, concesso su licenza dello Stato, abdichi arbitrariamente, in nome delle proprie personalissime idee, al servizio sanitario che, per legge, deve svolgere verso i cittadini. I profilattici sono dispositivi medici, sottoposti al controllo del Ministero della Salute, e dovrebbe essere illegale rifiutarne la vendita. Di certo, un comportamento simile (peraltro, non è il primo caso, un altro era già esploso a Roma) meriterebbe provvedimenti da parte dell’Ordine: viola ripetutamente il codice deontologico del farmacista al cui articolo 1 si specifica che: “il farmacista deve svolgere il ruolo di educatore sanitario”, “essere sempre attento e sensibile alle necessità sociali e sanitarie” e “aggiornare costantemente le proprie conoscenze scientifiche”.

 

Un principio basilare dell’educazione sessuale (e quindi sanitaria) è farlo protetti. Bisognerebbe raccomandare l’uso del preservativo e sensibilizzare i giovanissimi al sesso sicuro con corsi nelle scuole e campagne mirate. Altro che tabù. In Italia oltre la metà dei ragazzi si approcciano alle prime esperienze impreparati e incoscienti, come rivela un sondaggio promosso dalla campagna “Scegli tu” della Società italiana di ginecologia e ostetricia. Risultato: ogni estate s’impenna la domanda di pillole del giorno dopo (+12% lo scorso agosto), in particolare tra le under 20, ed è in continuo aumento la diffusione di malattie sessualmente trasmissibili (al rientro dalle vacanze, le visite specialistiche s’impennano del 30%). Due volte su tre, chi contrae un’infezione a causa di rapporti non protetti ha tra i 15 e i 24 anni. Tra errate convinzioni e falsi miti, la precauzione più diffusa tra i giovani è ancora il coito interrotto. Precauzione, per modo di dire, dato che non solo non protegge dalle infezioni, ma è altamente inefficace come contraccettivo: lo scorso anno si calcola che la “fuga” prima dell’eiaculazione abbia provocato circa 100 mila gravidanze.

 

Checché ne pensi la titolare della farmacia Sponza al San Giuseppe, nel quartiere triestino di Roiano, è il condom il singolo strumento più efficace in grado di evitare le gravidanze indesiderate (nel 98% dei casi, se usato correttamente) e l’unico metodo capace di prevenire le malattie sessualmente trasmissibili. Che sono tante: non solo l’Aids, ma anche l’epatite B, l’herpes genitale, l’infezione da Hpv (causa del 99% dei tumori al collo dell’utero nella donna) quelle più comuni di origine virale; ci sono le infezioni batteriche come la sifilide, tutt’altro che scomparsa come si pensava, la clamidiosi, la gonorrea, su cui recentemente l’Oms ha lanciato l’allarme per la diffusione di super ceppi resistenti agli antibiotici; ci sono poi le malattie trasmesse da parassiti, come le tricomoniasi o le micosi (per esempio, la candidosi). Anche chi ricorre abitualmente ad altri anticoncezionali, come la pillola contraccettiva o la spirale, dovrebbe usare il preservativo per evitare le malattie sessuali. Come attestano i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) di Atlanta, l’efficacia del “cappuccio di lattice” è stata dimostrata sia negli studi di laboratorio che nelle indagini epidemiologiche, oltre che sulla base di evidenze empiriche. Il profilattico, infatti, costituisce una barriera fisica anche contro i patogeni più piccoli. A volte non basta a impedire l’infezione, perché per alcune patologie questa può avvenire nel semplice contatto pelle a pelle tra i genitali (come per l’Hpv o l’herpes), ma senz’ombra di dubbio i profilattici riducono al minimo il rischio di malattie trasmesse attraverso i fluidi (come l’Aids, la gonorrea, la clamidia, la tricomoniasi).

 

In molti paesi afflitti dall’Aids, il profilattico ha giocato un ruolo decisivo nel controllo e riduzione della trasmissione del virus, per esempio in Uganda, Tailandia, Cambogia, Brasile, ricorda l’Organizzazione mondiale della sanità nel “position statement su condom e prevenzione dell’Hiv”. Ma l’Aids, più di 30 anni dopo la sua comparsa, è un’emergenza globale, che non riguarda solo i paesi meno sviluppati. In Italia, secondo i dati diffusi dall’Istituto superiore di sanità, si contano circa 4.000 nuovi contagi del virus dell’Hiv ogni anno, l’80 per cento dei quali dovuti a rapporti sessuali non protetti.

 

All’interno di un programma d’interventi di educazione sessuale, le indicazioni della massima autorità sanitaria parlano chiaro: “i condom devono essere prontamente disponibili universalmente, gratis o a prezzo ridotto, e promossi in modo da superare gli ostacoli personali e sociali al loro utilizzo”. Qualcuno lo dica alla farmacista di Trieste, e agli altri suoi colleghi che si rifiutano di vendere preservativi. E diciamolo pure alle istituzioni sanitarie e scolastiche, ai produttori e distributori, ché magari se i preservativi fossero più economici (e quindi accessibili) e si promuovesse di più il loro uso appropriato, si potrebbero evitare tanti guai, e tante spese per riparare quei guai. A proposito di spending review.

Newsletter

Istituto Della Donazione

onp selezionata da iid 1

Community

community
Submenu:

Sieropositivo.it