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In questa sezione riportiamo le notizie più recenti relative al problema AIDS.

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AIDS: L'ITALIA SI ASSUMA LE PROPRIE RESPONSABILITA'

Quasi 9 milioni di vite salvate in dieci anni, praticamente 2.500 al giorno. È questo il bilancio stimato di un decennio di attività del Global Fund to fight Aids, tuberculosis and malaria, il Fondo mondiale contro queste tre malattie. Grazie al quale oggi la terapia antiretrovirale per l’Aids viene somministrata a quattro milioni e duecentomila persone, altre 9 milioni e 700 mila sono curate per la tubercolosi e 310 milioni di zanzariere impregnate di insetticida sono state distribuite alle famiglie minacciate dalla malaria.

Del Global Fund, dei risultati ottenuti dal partenariato multilaterale in più di 150 Paesi e del ruolo dell’Italia si è parlato martedì 29 gennaio a Roma, in un incontro promosso dall’associazione francese Friends of the Global Fund Europe insieme con il nostro Istituto superiore di sanità.

L’Italia è stata un partner di rilievo del Fondo mondiale sin dalla sua creazione al Vertice G8 di Genova nel 2001. Con un contributo finanziario che nel corso degli anni ha raggiunto un miliardo di dollari e con una assidua presenza nel Consiglio di amministrazione del Fondo. L’Italia, insomma, ha contribuito, al pari dei maggiori donatori europei, a un partenariato multilaterale pubblico-privato che ha modificato profondamente lo scenario delle tre malattie trasmissibili maggiormente legate alla povertà. Il Fondo mondiale è sostenuto finanziariamente anche da Stati Uniti, Giappone, Canada e da molti altri donatori pubblici e privati, compresa la Fondazione Bill & Melinda Gates.

Fino al 2006-2007 l’Italia è stato il secondo donatore in assoluto dopo gli Usa, ma dal 2009 il nostro Paese non ha più mantenuto gli impegni nei confronti del Global Fund e la Francia è diventato il primo donatore in Europa.

Adesso la speranza è che il Governo che uscirà dalle prossime elezioni politiche inverta la tendenza. «L'Italia deve riprendersi il ruolo che ricopriva – auspica Stefano Vella, direttore del Dipartimento del farmaco dell'Iss - per un discorso di prestigio, un ritorno di immagine e soprattutto per l'importanza di una visione orientata alla salute globale». Un auspicio condiviso da Cristoph Benn, direttore della Divisione per la mobilitazione delle risorse e per le relazioni con i donatori di Global Fund, per il quale «il ruolo dell'Italia è stato molto apprezzato, ma al Governo che verrà chiediamo di fare di più, anche in ragione di nuovi progetti che a breve prevedono un maggiore stanziamento di fondi per alcuni Paesi». Dal canto suo, Ignazio Marino, presidente della Commissione d'inchiesta del Senato sull'efficacia ed efficienza del sistema sanitario nazionale, riproporne una sua idea: «In tempi di crisi, rinunciando all'acquisto degli F35 per il settore della Difesa si potrebbero risparmiare 16 miliardi di euro, che potrebbero essere utilizzati per investire in progetti come quello del Global Fund. C'è una differenza tra la vita e morte che Global Fund può fare per milioni di persone».

VIRUS HIV? POTREBBE AVERE 12 MILIONI DI ANNI

Le origini del virus dell'Hiv potrebbero essere molto più antiche di quanto si sia pensato fino ad oggi. Secondo uno studio pubblicato su Plos Pathogens dai ricercatori del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle (Stati Uniti) il virus responsabile dell'Aids, che è passato dallo scimpanzé all'uomo all'inizio del ventesimo secolo, originerebbe da virus simili a quelli responsabili di sindromi da immunodeficienza acquista che infettavano primati diversi dall'uomo già tra 5 e 12 milioni di anni fa. 

 

Fino ad oggi la comparsa del microbo responsabile dell'immunodeficienza umana era stata datata a qualche decina di migliaia di anni sulla base del confronto fra le sequenze genetiche dell'Hiv e quelle di virus simili, i cosiddetti lentivirus. I ricercatori di Seattle hanno invece basato i loro calcoli su un altro parametro, i cambiamenti in un gene del sistema immunitario dell'ospite indotti proprio dall'infezione da parte dei lentivirus. Questo gene ha seguito un'evoluzione parallela a quella del gene del virus che protegge il microbo dal sistema immunitario dell'ospite. L'esistenza di questa associazione ha permesso agli scienziati di stabilire che i lentivirus hanno iniziato ad infettare i primati non più tardi di 5-6 milioni di anni fa e, forse, addirittura 12 milioni di anni fa.

 

I risultati ottenuti confermano che virus simili l'Hiv in grado di infettare varie specie di scimmie sono in discendenti di microbi che, infettando i primati, hanno plasmato la capacità del sistema immunitario di combattere le infezioni. “Sono più di 40 le specie di primati non umani nell'africa sub-sahariana ad essere infettate con ceppi di virus correlati all'Hiv – ha precisato Michael Emerman, coautore della ricerca -. Dato che alcuni di questi virus potrebbero essere in grado di infettare anche l'uomo è importante conoscere le loro origini”.

SVIZZERA: "PROSTITUTE OBBLIGATE A FARE IL TEST DELL’HIV? FALSE SICUREZZE"

BELLINZONA – Prostitute obbligate a sottoporsi regolarmente ai controlli sanitari? La misura fa parte della nuova legge sulla prostituzione presentata giovedì mattina a Bellinzona dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Ma è un dettaglio che non fa l’unanimità. Già nel primo pomeriggio Ulisse Albertalli, boss dell’Oceano, il principale bordello del Ticino, aveva tuonato: “A cosa serve l’obbligo dei controlli sanitari? Una può fare il test dell’AIDS oggi, e domani mettersi a rischio e dunque essere contagiata…”

 

Diagnosi mutevole - Sulla questione abbiamo interpellato anche Vincenza Guarnaccia, consulente di Aiuto AIDS Ticino, da anni a contatto con il settore della prostituzione. “Noi siamo contro gli obblighi. Anche perché l’obbligo di sottoporsi a test sanitari in questo caso rischia di essere controproducente e di dare false certezze sia alle ragazze sia ai loro clienti. Un test dell’HIV viene fatto in un preciso momento, ma poi le cose possono cambiare da un giorno all’altro, a seconda dei rapporti che la ragazza intrattiene. Il fatto che una prostituta si certifichi come ‘sana’ può essere pericoloso. Prima di tutto perché lei stessa potrebbe essere portata ad assumere comportamenti a rischio, proprio in virtù di questa sua situazione di salute. E poi perché i suoi clienti potrebbero pretendere da lei, dal momento che è ‘dichiaratamente’ sana, di fare sesso in maniera non protetta, senza preservativo”.

 

Soldi extra - Per Vincenza Guarnaccia la strada da percorrere è un’altra. “L’unico obbligo su cui saremmo d’accordo è quello sull’uso del preservativo, a tutti i livelli. Per il resto bisogna puntare sulla sensibilizzazione. Sia delle ragazze, sia dei clienti. Le prostitute devono capire quali sono effettivamente i rischi in gioco. La paura dell’AIDS c’è, e si sente. Purtroppo, soprattutto in tempi di crisi come questi, ci sono ragazze che per qualche centinaio di franchi in più sono disposte a mettere a repentaglio la loro salute. E poi anche il cliente, seppur in preda all’eccitazione del momento, deve essere più responsabile, si deve rendere conto del pericolo. Non si può illudere che basti un test, fatto giorni o magari mesi prima, per garantire un rapporto senza rischi al cento per cento”.

 

Veicoli di malattie - Infine Vincenza Guarnaccia spezza una lancia in favore delle ragazze a luci rosse. “Alcuni sostengono che le prostitute siano veicoli di malattie. La realtà è un’altra. Sono i comportamenti a rischio a portare i virus. E questo significa che la persona malata non per forza debba essere la prostituta, ma potrebbe benissimo essere anche il cliente”.

LA CURA PER L'AIDS E' L'HIV

In italiano il concetto più simile è l'idea di combattere un nemico con le sue stesse armi ma in inglese è molto comune il detto "fight fire with fire" cioè "combatti il fuoco con il fuoco". Un po' come fanno i pompieri per arginare un grosso fuoco boschivo: incendiano in maniera controllata un'area circostante di modo che quando le fiamme vi arrivano trovano solo ceneri e non possono più espandersi.

 

Proprio questo è il concetto alla base della ricerca condotta dal professor David Harrich del Queensland Institute of Medical Research e pubblicata online, oltre che sul numero corrente della rivista medica Human Gene Therapy. Harrich ha inventato la proteina Nullbasic, che non è altro che una versione mutata del virus HIV. Nei test di laboratorio la proteina si è dimostrata efficace al 100% nel contrastare la diffusione dell'infezione, una scoperta straordinaria per la prevenzione e la cura dell'AIDS.

 

Ora sarà il momento dei test sugli animali ma i risultati fino a questo punto sono estremamente incoraggianti. Harrich, che studia il virus dell'HIV dagli Anni '80, ha detto di ritenersi estremamente fortunato perché non capita spesso che uno scienziato riesca a vedere i frutti del proprio lavoro diventare realtà.

 

L'utilizzo dell'HIV per combattere l'AIDS avrebbe risvolti significativi su ogni aspetto della vita di un malato. Anche se non debellerebbe completamente l'HIV, impedirebbe all'organismo di sviluppare l'AIDS, mantenendo un sistema immunitario funzionante e riducendo drasticamente il peso economico delle attuali cure.

OK DELL'UE A DARUNAVIR IN MONOSOMMINISTRAZIONE GIORNALIERA

Quanti convivono con l’Hiv e assumono l’antiretrovirale darunavir potranno prendere una sola compressa del farmaco al giorno.

La Commissione europea ha infatti approvato infatti un nuovo dosaggio (800 mg) del medicinale, che consente la monosomministrazione orale giornaliera.

Il farmaco è indicato, in combinazione con altri antiretrovirali, per il trattamento dell’infezione da virus dell’immunodeficienza umana (Hiv-1) in pazienti naïve al trattamento e già trattati, senza mutazioni associate a resistenza a darunavir.

«La stretta aderenza al regime terapeutico è fondamentale per prevenire il fallimento virologico e lo sviluppo di resistenza ai farmaci nel trattamento dell’Hiv,» ha commentato Brian Woodfall, vice presidente, Medical affairs, Janssen EMEA (Europa, Medio Oriente, Africa).

Si stima che attualmente nel mondo 34,5 milioni di persone convivano con il virus dell’Hiv, con 2,5 milioni di nuovi casi d’infezione ogni anno. Grazie ai progressi importanti compiuti negli ultimi trent’anni nel trattamento della malattia, oggi la diagnosi non ha più esiti fatali. Tuttavia, i dati mostrano che dopo otto mesi di trattamento, solo il 65% dei pazienti mantiene un’aderenza alla terapia del 100%. La mancata assunzione del trattamento farmacologico può far scendere i livelli del principio attivo in circolo e innescare la ripresa della replicazione virale, con forte aumento del rischio di sviluppare resistenze.

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