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In questa sezione riportiamo le notizie più recenti relative al problema AIDS.


LA BUROCRAZIA UCCIDE L'AMEDEO DI SAVOIA

di Marco Accossato
Bloccati per l'ennesima volta i progetti del nuovo ospedale.

E’ un miraggio il raddoppio dell’ospedale per malattie infettive Amedeo di Savoia. Un nuovo capitolo si aggiunge alla storia infinita dei lavori annunciati e mai partiti.
     

Una vicenda che ha ormai dell’incredibile: a vent’anni di distanza dai primi disegni e dal primo finanziamento (epoca De Lorenzo) il Comune ha congelato mercoledì scorso il progetto di costruzione del nuovo ospedale da 80 letti e due piani che avrebbe dovuto rimpiazzare le vecchie e cadenti palazzine storiche.

«Non conforme», si legge sul documento inviato dalla divisione Urbanistica del Comune al responsabile dei lavori, Antonio Gesmundo, alla Soprintendenza per i Beni Architettonici, e all’assessore al patrimonio Mario Viano. Una vicenda da commedia dell’assurdo, se non si trattasse di un ospedale che ha in cura 3500 pazienti sieropositivi, 500 con epatite cronica, unico centro per la cura delle malattie a trasmissione sessuale e struttura di consulenza per tutti gli ospedali piemontesi. Dopo gli infiniti ripetuti annunci dell’avvio dei lavori (l’ultimo nel dicembre 2006) la parola più ripetuta in ospedale, adesso, è «scandalo».

Il documento del Comune contesta grandi e piccole carenze al piano della nuova la struttura, che avrebbe dovuto essere inaugurata nel dicembre del 2005: dalla mancanza dell’okay dell’Asl fino all’assenza di «spazio destinato al parcheggio di biciclette» (sic!), dalla carenza di autorizzazione del Settore Verde Pubblico all’abbattimento degli alberi dove dovrà sorgere la struttura fino alla mancanza del locale destinato alla raccolta differenziata. Il Comune contesta anche «la realizzazione del primo piano agibile al di sotto della quota di riferimento» fissata in quest’area già colpita dall’alluvione.

Parlano i fatti. E nessun altro, a quanto pare: la storia recente dell’Amedeo di Savoia - bloccata prima da un ricordo al Tar, bocciata poi dall’Authority per la vigilanza sui lavori pubblici, finita anche nel mirino della procura - non è mai stata citata dai due candidati alla presidenza della Regione. E mentre Bresso e Cota in questi giorni discutono di Città della Salute tra Torino e Grugliasco, un’eccellenza della Sanità piemontese «cade quasi a pezzi», tuona più di un medico in corso Svizzera, dopo aver letto la comunicazione del Comune. L’Amedeo di Savoia, centro di riferimento regionale per le malattie infettive, ha sviluppato fra l’altro l’unico laboratorio di farmacocinetica in Italia.

Un paradosso che dura ormai da mesi. Il Comune chiede che cosa pensa la Soprintendenza, la Soprintendenza attende il parere del Comune, l’Asl che deve dare l’autorizzazione igienico-sanitaria pare non si sia espressa come doveva.

Intanto i mesi e gli anni passano, i costi lievitano, e nulla si muove.
L’architetto dell’Asl To2 che ha curato il progetto, Antonio Gesmundo, ha già risposto al Comune e convocato una seconda Conferenza dei Servizi per il mercoledì 17, «dopo che alla prima riunione - dice - la Soprintendenza non si è presentata». «Sette mesi fa - si legge nel suo documento - era stato raggiunto un ragionevole compromesso sugli aspetti di inserimento architettonico e paesaggistico di un nuovo edificio per degenze e servizi di diagnosi e cura all’interno del complesso ospedaliero esistente». La soluzione approvata «soddisfa necessità funzionali inderogabili e vincoli tecnici insormontabili - prosegue la lettera dell’architetto - e corrisponde alla costruzione di minore volume ed estensione superficiale possibile, non collocabile in posizione differente rispetto all’attuale».

Le colpe di questa situazione? Dalla Soprintendenza un «no comment». L’ultimo ad annunciare l’avvio dei lavori è stato il direttore generale dell’Asl To2 nell’inverno di quattro anni fa. Giulio Fornero accompagnò il ministro della Sanità, Livia Turco, nel punto esatto in cui avrebbe dovuto essere posata la prima pietra: «Tutto sarà pronto nel 2010». Oggi, in quel punto e tutt’attorno, c’è soltanto fango.

 

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