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In questa sezione riportiamo le notizie più recenti relative al problema AIDS.


SOS AIDS, CINQUE CASI IN UN MESE

UDINE - Cinque persone positive al test dell’Hiv in un solo mese all’ospedale Santa Maria della Misericordia. Vale a dire quasi la metà di tutti i casi diagnosticati lo scorso anno. Ce n’è abbastanza per lanciare un allarme, soprattutto perché si tratta di casi in cui la diagnosi è arrivata con grave ritardo, e perché non riguarda la cosiddette “categorie a rischio”. Non si tratta di tossicodipendenti, nè di omosessuali, di emofilici o di extracomunitari, ma di friulani, padri di famiglia, persone non particolarmente esposte al rischio di contagio, di età compresa fra i 50 e i 60 anni che hanno contratto l’infezione da tempo, attraverso rapporti sessuali non protetti, forse addirittura una decina di anni fa e non hanno mai fatto accertamenti.

Per il professor Matteo Bassetti, direttore della Clinica malattie infettive è un passo indietro. «Fra aprile e maggio abbiamo assistito a un aumento esponenziale dei casi di pazienti positivi all’Hiv – sottolinea – se in tutto lo scorso anno abbiamo avuto una dozzina di pazienti sieropositivi quest’anno in un solo mese ne abbiamo scoperti cinque. Si tratta di dati che fanno sobbalzare – sottolinea – anche perché se per uno di loro la diagnosi è intervenuta a uno stadio non particolarmente avanzato, negli altri casi l’infezione era stata contratta da parecchio tempo, tanto che tre di loro avevano sviluppato una polmonite ed è stato necessario sottoporli a cure intensive, il quinto è arrivato in ospedale con una grave forma di meningite».

Per la prima volta in un trentennio di lotta all’Aids i dati sulla diffusione della malattia, in continua contrazione grazie alla campagna di sensibilizzazione, sembrano indicare una pericolosa controtendenza.

Nel 2010 in Italia sono stati accertati 62 mila nuovi casi di Aids, un trend in calo che, dal 1997 allo scorso anno, non si era mai interrotto. L’ospedale di Udine oggi segue 400 pazienti. «Al giorno d’oggi non si muore di Hiv, ma la gente pare si sia dimenticata che l’infezione esiste e che fare il test è fondamentale, così rischiamo un tuffo nel passato - sottolinea Bassetti – la sopravvivenza dal momento della diagnosi è arrivata a ben 30 anni, ma una diagnosi precoce è fondamentale, o le chances scendono notevolmente, senza contare l’aumento dei costi per la Sanità, in momenti in cui la spending review è diventata un obbligo».

Tanto per fare i conti della serva, un paziente sieropositivo che arriva in ospedale in uno stadio avanzato dell’infezione e con complicanze comporta una degenza di almeno una quarantina di giorni e cure intensive, vale a dire che il costo del primo ricovero si aggira sui 20-25 mila euro.

«Sarebbe il caso che venisse proposto il test per l’Hiv a tutti i pazienti che si rivolgono ai poliambulatori per accertamenti - incalza l’infettivologo – . È un esame che può essere effettuato ovunque, è gratuito, anonimo e non è nemmeno richiesta la prescrizione del medico. Il test, oltre ovviamente all’uso del preservativo nei rapporti occasionali – aggiunge – rappresenta l’unica strategia per combattere efficacemente la malattia».

AIDS, 30 ANNI FA LA SCOPERTA DEL VIRUS. SINOUSSI: "CREDO ANCORA IN UN VACCINO "

Il 20 maggio 1983, 30 anni fa, un team di ricercatori francesi diretti dal professore Luc Montagnier pubblicava sulla rivista americana “Science” un articolo in cui rivelavano l’esistenza di un nuovo virus, l’Hiv, responsabile della Sindrome da immunodeficienza acquisita o Aids. Per queste ricerche, Montagnier e la sua stretta collaboratrice, Francoise Barrè Sinoussi, ottennero ilNobel per la medicina nel 2008. 

Trent’anni dopo 34 milioni di persone vivono con questo virus, circa 1,8 milioni muoiono di Aids ogni anno, secondo i dati dell’Unaids, il Programma delle nazioni unite per l’Aids/Hiv, e un vaccino per distruggerlo ancora non è stato messo a punto.

In questa data simbolica una conferenza scientifica su tre giorni si tiene a Parigi per fare il punto sulla ricerca medica sull’Hiv. La recente interruzione di uno studio promettente condotto negli Usa per la fabbricazione di un vaccino preventivo della malattia, non ha tolto l’ottimismo a Francoise Barrè-Sinoussi: “Credo ancora in un vaccino contro l’Hiv, ma credo anche che per arrivarci bisognerà scuotere i dogmi sui quali riposa la ricerca in questo settore”, ha detto alla stampa transalpina il premio Nobel, la prima a definire nell’83 la natura dell’Hiv, un retrovirus capace di generare infezioni croniche scarsamente sensibili alla risposta immunitaria e spesso fatali.

“Dobbiamo esplorare nuove vie – ha aggiunto l’immunologa -. Fino ad ora tutti i potenziali vaccini contro l’Hiv sono stati un fallimento, nessuno di questi è riuscito a produrre anticorpi capaci di bloccare la penetrazione del virus nelle cellule. Dobbiamo identificare nei vaccini che funzionano, come quello contro la febbre gialla, i primi segnali della risposta immunitaria al fine di confrontarli con i tentativi falliti sull’HIV”. Se per il premio Nobel un vaccino un giorno sarà realtà, è difficile, impossibile, fare pronostici. Secondo Luc Montagner, virologo e biologo, che nonostante i suoi 81 anni continua a portare avanti la sua ricerca dividendosi tra Shanghai e Parigi, la migliore arma contro l’Aids resta al momento la prevenzione: “I giovani di oggi non hanno conosciuto i morti di Aids come le generazioni passate e dimenticano che si tratta di una malattia mortale”, ha detto Montagnier, intervenuto sulle pagine di Le Parisien.

Per il professore emerito dell’Institut Pasteur di Parigi, è prioritario che tutti i malati di Aids possano accedere alla triterapia che tiene in vita il paziente, ma non uccide il virus: “Bisogna capire perché il virus resiste alla triterapia – ha spiegato -. Credo che la pista dei cofattori microbici è molto interessante e può svilupparsi rapidamente. Se è confermata, l’epidemia sarà ridotta”. Grazie alla prevenzione e ai trattamenti, il numero delle infezioni è crollato negli ultimi anni: nel 2011 sono state 2,5 milioni, 700 mila in meno rispetto a dieci anni fa. E’ diminuito anche il numero di morti di Aids: 1,7 milioni nel 2011, 500 mila in meno rispetto al 2005. Circa il 70% dei sieropositivivive nell’Africa subsahariana. Nel nostro Paese si stima che siano 170/180 mila le persone affette da Hiv e circa 40mila quelle con Aids. Tanti sono i progressi fatti negli ultimi anni, ma la vera minaccia, ora, è il calo dell’attenzione sul problema. Una minaccia che, in Italia, si sta già concretizzando: negli ultimi due anni, infatti, ben 30 bambini si sono infettati alla nascita, al momento del parto, perché le madri non sapevano di essere sieropositive, in quanto non avevano fatto il test durante la gestazione. Il 4 marzo scorso dagli Usa è arrivata la notizia che per la prima volta una bimba, nata sieropositiva, è guarita.

HIV SEMPRE PIU' GIOVANE

Oltre la metà delle nuove infezioni di HIV interessano giovani tra i 15 e 24 anni. E proprio loro sono i meno informati.

Adolescenti scarsamente informati e poco consapevoli riguardo il tema delle malattie sessualmente trasmissibili: un concetto, non nuovo, ribadito recentemente dalla Società italiana di infettivologia pediatrica che ha voluto in particolare puntare l’attenzione sulla più rischiosa dellemalattie a trasmissione sessuale, l’infezione da Hiv.

«Oltre la metà delle nuove infezioni di HIV interessano giovani tra i 15 e 24 anni» riporta in una nota proprio la società scientifica che, proprio con l’obiettivo di migliorare l’informazione al riguardo, ha diffuso anche un piccolo vademecum di informazioni utili sull’infezione.

Gli esperti hanno voluto innanzitutto sottolineare l’importanza di rapporti sessuali protetti, ma con i mezzi giusti, perché la trasmissione dell’infezione, che avviene attraverso il contatto con sangue, sperma o secrezioni vaginali, non può essere bloccata con i tutti i metodi contraccettivi: «La pillola e la spirale non eliminano il rischio del contagio, mentre il diaframma, coprendo il collo dell’utero, esercita solo un effetto protettivo parziale: protegge infatti dalle infezioni che possono interessare il tratto genitale superiore, ma non impedisce il contatto con la mucosa vaginale» riporta la stessa nota.
L’unico strumento per un rapporto sessuale davvero protetto dal rischio Hiv è il preservativo, da usare, in modo corretto, sempre in caso di rapporti sessuali con partner occasionali o comunque con persone potenzialmente a rischio.

Una precisazione importante riguarda anche quei casi in cui il contagio non è possibile, come, per esempio, stringendosi le mani o abbracciandosi, condividendo il bagno, mangiando cibo preparato da una persona HIV positiva, attraverso l’aria, in piscina.

Fondamentale, inoltre, che tutti i soggetti che abbiano avuto comportamenti a rischio, come appunto rapporti non protetti, si sottopongano al test, in presenza di alcuni sintomi come «febbre persistente, sudorazione notturna, calo di peso, diarrea cronica non spiegata, eczema o psoriasi,herpes zoster, candidiasi orale o leucoplachia cornea della mucosa orale (chiazze bianche)», ma anche in assenza, perché, come ricorda la stessa nota: «Molte persone non sanno di avere un’infezione da HIV perché possono essere necessari molti anni prima di presentare una sintomatologia evidente.Comunque, anche se una persona non presenta sintomi può trasmettere ad altri l’infezione».

Non bisogna mai abbassare la guardia contro un’infezione che, ricordiamolo, può causare una malattia, l’AIDS, dalla quale ancora non si può guarire.

 


AIDS, DAI VECCHI LETTORI DVD UN TEST VELOCE PER L'HIV

L'ideatore: "Economico e portatile, da usare in contesti di emergenza sanitaria"
L’idea è di Aman Russom della School of Biotechnology del KTH Royal Institute of Technology di Stoccolma: "Con un normale lettore dvd abbiamo creato un economico e portatile strumento analitico per il Dna, l’Rna, le proteine e persino le cellule intere”. La tecnologia “Lab-on-DVD” permette un test Hiv in pochi minuti.
Londra, 12 aprile 2013  - Grazie alle chiavette usb e al video streaming, i lettori dvd stanno diventando ormai obsoleti. Ma la loro ottica a basso costo potrebbe trovare una nuova applicazione in una innovativa tecnica conveniente e veloce per il test dell’Hiv.

L’idea è di Aman Russom della School of Biotechnology del KTH Royal Institute of Technology di Stoccolma che ha convertito un lettore dvd, come quelli che si trovano comunemente in commercio, in un microscopio a scansione laser in grado di analizzare il sangue ed eseguire l’imaging cellulare con la risoluzione di un micrometro.

“Con un normale lettore dvd abbiamo creato un economico e portatile strumento analitico per il Dna, l’Rna, le proteine e persino le cellule intere”, ha spiegato Russom, “il progetto apre la strada all’utilizzo di dispositivi poco costosi e semplici da usare in contesti di emergenza sanitaria come quelli nei paesi in via di sviluppo”.

 

La cosiddetta tecnologia “Lab-on-DVD” permette di completare un test Hiv in pochi minuti e costituisce una valida alternativa alla citometria a flusso, metodo standard ospedaliero molto più costoso. Lo studio “Bioimaging: Lab on a dvd” è stato pubblicato su ‘Nature Photonics’.


TEST RAPIDO SALIVARE presso la sede di LILA Milano

GIOVEDI' 11 APRILE
dalle 17,00 alle 20,30
presso Lila Milano Onlus
Via Carlo Maderno 4 Milano
Tel 02 89400887
infoaids@lilamilano.it


Il test HIV sulla saliva e' offerto gratuitamente e nel rispetto dell'anonimato nell'ambito del progetto "Sperimentazione di un intervento per favorire la diagnosi tempestiva dell’infezione da HIV attraverso l’offerta attiva di test rapido salivare".

Le persone interessate a sottoporsi al test saranno accolte da medico, psicologo e operatori formati al counselling e, dopo un semplicissimo prelievo di saliva tramite bastoncino, in circa 20 minuti potranno ricevere l'esito che, se positivo, dovra' essere confermato da un ulteriore esame sul sangue.

Il progetto e' promosso dalla Consulta delle Associazioni per la lotta contro l’AIDS e finanziato dal Ministero della Salute che ha lo scopo di valutare fattibilita' ed efficacia di un intervento di offerta attiva di Test rapido salivare in un approccio "Provider initiated counseling and testing" in contesti non sanitari.

L'approccio PICT, che prevede che il test venga proposto, con adeguata informazione e consenso informato, a tutte le persone maggiormente vulnerabili che accedono a servizi nei quali l’attesa di prevalenza media di infezione da HIV e' superiore a quella della popolazione generale, in questo progetto viene associato all'approccio, gia' sperimentato in altri paesi, di rendere disponibile il test in contesti non sanitari (community sites) o in servizi dedicati a gruppi di popolazione vulnerabili che possano attrarre persone con comportamenti che li espongano a rischio di infezione.
La fattibilita' di queste iniziative potrebbe essere significativamente incrementata dall’utilizzo di test rapidi su fluido orale, che si caratterizzano per la facilita' di esecuzione e l’alta accettabilita' da parte delle persone.

Le ragioni di tale sperimentazione sono dettate dall'altissima percentuale (> 50%) di diagnosi tardive che appaiono almeno in parte correlate a barriere di accesso al test che riguardano alcuni segmenti della popolazione. In particolare queste barriere potrebbero riguardare i migranti (che sono a rischio più elevato di diagnosi tradiva) i consumatori di sostanze non assistiti in centri dove viene regolarmente effettuato il test ed altre persone ad alta vulnerabilita' (MSM) che non accedono per motivi diversi ai servizi sanitari.


PER SAPERE SE SI E' AFFETTI DA HIV BISOGNA FARE IL TEST
Con il progetto "Sperimentazione di un intervento per favorire la diagnosi tempestiva dell’infezione da HIV attraverso l’offerta attiva di test rapido salivare" si vuole offrire una opportunita' in più per conoscere il proprio stato sierologico: Il Test HIV salivare a risposta rapida. In soli venti minuti, senza il prelievo di sangue, ma solo con un campione di fluido orale si potra' avere la risposta.

PERCHE’ EFFETTUARE IL TEST HIV PRESSO I PUNTI/SERVIZI CHE PARTECIPANO ALLA SPERIMENTAZIONE?
- in caso di risultato negativo (NON REATTIVO) si potra' chiedere ed avere informazioni su come meglio proteggersi dall’infezione.
- in caso di risultato "preliminarmente positivo" (REATTIVO) verra' consegnato un foglio con l’indicazione a rivolgersi ad un centro specializzato del territorio per effettuare il test HIV di conferma tramite prelievo venoso attraverso un percorso agevolato ad un Centro di Cura specializzato.

Il progetto prevede l’offerta del test rapido su fluido orale per HIV in diversi contesti, i luoghi per lo svolgimento dello studio sono raggruppati tre tipologie:
1- Sedi di associazioni
2- Servizi sanitari a bassa soglia/non convenzionali per migranti
3- Servizi a bassa soglia per le dipendenze e unita' mobili

In Italia e in Europa un’alta quota di persone con HIV, circa un quarto, non e' a conoscenza della propria infezione. La gran parte scopre di essere affetta da HIV con ritardo, quando la malattia e' in uno stato avanzato, e ha sviluppato gravi patologie legate all’AIDS.

Questa iniziativa e' promossa dalla Consulta delle Associazioni per la lotta contro l’AIDS e finanziata dal Ministero della Salute. Il progetto e' realizzato dall'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive L. Spallanzani IRCCS in partnership con Dipartimento Malattie Infettive, Ospedale San Raffaele, LILA, Anlaids, Arcigay, Caritas, Circolo M.Mieli, CNCA.

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