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In questa sezione puoi trovare tutti gli aggiornamenti in tempo reale che riusciamo a reperire sugli sviluppi e l'entrata in commercio di nuovi farmaci per la cura dell'AIDS. Se sei al corrente di novità al riguardo ti invitiamo a collaborare con noi inviando a Davide le notizie in tuo possesso!

APPROVATO NUOVO FARMACO CONTRO L'AIDS

Etravirina, un inibitore non nucleosidico della transcrittasi inversa (NNRTI), è stato approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) per il trattamento dei pazienti affetti da HIV resistenti ad altre terapie, in associazione ad altri antiretrovirali.

Secondo Debra B. Birnkrant, capo della Divisione antivirali della Fda, l'etravirina è "una nuova importante opzione terapeutica per molti pazienti con infezione da Hiv resistenti agli altri NNRTI, e che non rispondono a nessuna delle terapie già disponibili".

Durante la sperimentazione, è stato provato che, dopo 24 settimane di cura, la quantità di virus HIV presente nel sangue dei pazienti era quasi irrilevante; e comunque, molto inferiore a quella individuata nei componenti del gruppo di controllo, a cui il farmaco non era stato somministrato.

 

Tuttavia non sono ancora conosciuti gli effetti a lungo termine del medicinale, né è stato studiato il profilo di efficacia e sicurezza negli under 16 e nelle donne in gravidanza.

Al momento i farmaci disponibili e approvati per la lotta contro l'Aids sono più di venti. Il paziente ha quindi un ampio ventaglio di opzioni disponibili, anche considerando che il virus spesso muta e sviluppa delle resistenze specifiche. L'etravirina (o TMC125) aiuta a bloccare l'enzima necessario al virus Hiv per replicarsi. Ne riduce quindi la quantità nel sangue e allo stesso tempo aumenta il numero di globuli bianchi che potenziano le difese immunitarie, abbassando così il rischio di morte.


Il TMC 125 è attualmente disponibile in un Programma di Accesso Allargato (EAP), sia negli Stati Uniti, in Canada, che in diversi paesi europei, compresa l'Italia.

Il Programma di Accesso Allargato fornisce l'accesso al TMC 125 a pazienti adulti, sopra i 18 anni di età, con opzioni terapeutiche limitate, sia per fallimenti virologici oppure per intolleranza, a diversi regimi terapeutici. I pazienti devono essere pre-trattati, aver ricevuto una terapia con tutte e tre le classi di farmaci disponibili per via orale (NRTI, NNRTI, IP), impossibilitati ad usare altri NNRTI attualmente approvati, a causa di resistenze e/o intolleranze, e aver provato almeno due regimi farmacologici contenenti inibitori della proteasi (IP).


LA RICERCA METTE IN EVIDENZA I NUOVI PARAMETRI PER LO STUDIO HIV

Articolo del Dr. Anderson - scritto in collaborazione con Susan Cu-Uvin, MD, dell'Ospedale Miriam - è intitolato "Clinical parametri essenziali di Metodologia e interpretazione delle risposte della mucosa". Esso esplora le caratteristiche cliniche più importanti per i ricercatori che studiano il tratto genitale femminile ai fini della ricerca di cure per l'HIV.

 

La pubblicazione è una conseguenza di un workshop sul virus dell'immunodeficienza umana (HIV) che ha avuto luogo al Dartmouth Medical School, nell'estate del 2010. Il workshop, sponsorizzato dal National Institutes of Health e il National Institute of Allergy and Infectious Diseases per i partecipanti invitati, è stato progettato per riunire ricercatori di HIV che si specializzano nella immunità mucosale. L'immunità mucosale è uno dei modo in cui il corpo di proteggere se stessa contro la malattia ed è la prossima frontiera per i ricercatori HIV.

 

Con oltre 30 milioni di persone con diagnosi di HIV in tutto il mondo, milioni di dollari continuano ad essere spesi sulla ricerca volta a combattere la malattia. Mentre l'avvento della terapia antiretrovirale per il trattamento dell'HIV non ha rallentato la diffusione del contagio, la ricerca ha aiutato gli operatori sanitari a capire la malattia, che ha cambiato l'aspettativa di vita degli individui con diagnosi di HIV negli Stati Uniti da terminale per malattia cronica. 

Nel corso degli ultimi anni, l'attenzione della ricerca si è spostata dal sangue al tratto genitale come il principale punto di ingresso per il virus. Per effettivamente produrre risultati, tuttavia, la linea guida corretta per la ricerca deve essere stabilita sulle immunità delle mucose del tratto genitale, ha osservato il Dott. Anderson.

 

"I valori normali per la misurazione di immunoglobuline, per esempio, variano da circa 100 volte in base al luogo e metodo di raccolta all'interno del tratto genitale femminile umano", ha spiegato il dottor Anderson, che è anche professore associato di ostetricia e ginecologia presso la Warren Alpert Medical School della Brown University. "Ulteriori sforzi sono necessari per standardizzare entrambi i metodi di campionamento e analisi di immunità del tratto genitale femminile". 

"L'attenzione della ricerca si è spostata dalla gestione dell'HIV ad un focus sulla sede più comune di acquisizione - il tratto genitale femminile", ha spiegato. "Se i ricercatori non stabiliscono specifici parametri clinici al momento dell'iscrizione dei soggetti dei loro studi, ciò potrebbe portare a un'interpretazione errata dei risultati".

Argomenti importanti per i ricercatori sono il metodo e la fonte di raccolta del campione, le caratteristiche individuali del paziente, e, in caso di assunzione di donne con infezione da HIV, caratteristiche della malattia da HIV. 

Ci sono una serie di caratteristiche cliniche che sono note per alterare l'immunità genitale, ha detto il Dott. Anderson. Queste includono il ciclo mestruale della donna, l'età, la razza, l'indice di massa corporea, e qualsiasi contraccettivo utilizzato in occasione di rapporti recenti.

 

"Contraccettivi contenenti progesterone, per esempio, alterano la mucosa cervicale e del rivestimento uterino. Dato che gli ormoni sessuali alterano molti componenti dell'immunità genitali, è probabile che la contraccezione ormonale ha un certo impatto sulla immunità innata all'interno del tratto genitale femminile", ha continuato Anderson . "E questo dovrebbe essere considerato quando si conducono ricerche".

 


 

HIV, NUOVA SPERANZA CONTRO IL VIRUS DA PROTEINA MODIFICATA

Passo avanti nella lotta contro il virus dell’Hiv. Una ricerca realizzata da un gruppo di studiosi dell’Università del Minnesota ha rivelato come il virus dell’Hiv nel corpo umano si lega e distrugge una specifica proteina antivirale chiamata Apobec3f.

 

 

Passo avanti nella lotta contro il virus dell’Hiv. Una ricerca realizzata da un gruppo di studiosi dell’Università del Minnesota ha rivelato come il virus dell’Hiv nel corpo umano si lega e distrugge una specifica proteina antivirale chiamata Apobec3f. Nel corso dello stesso studio è emerso che un HIVsemplice cambiamento chimico operato nella superficie di questa proteina può convertirla in un agente antivirale molto più efficace e che bloccando l’interazione tra questa e altre proteine correlate può arrestare la diffusione del virus.

 

Negli anni, infatti, l’Hiv si è evoluto in modo da superare le barriere costituite dalle proteine antivirali Apobec e consentire così al virus di diffondersi utilizzando una proteina accessoria chiamata Vif (virione fattore d’infettività). Dopo aver scoperto dove il Vif interagisce con le proteine antivirali, gli studiosi hanno mostrato come la connessione possa essere interrotta da un semplice cambiamento sulla superficie dell’Apobec3f.

Hanno inoltre notato che siti di interazione simile si trovano sulla stessa superficie di altri membri di questa famiglia di proteine antivirali. In ultima analisi, dunque, dallo studio è emerso che un farmaco che schermi la regione di interazione del Vif può bloccare l’interazione tra quest’ultimo e le proteine antivirali Apobec, permettendo così l’azione dei farmaci antivirali e fermando quindi la diffusione del virus dell’Hiv.

 

La scoperta, sottolineano i ricercatori, mette in evidenza il potenziale per un nuovo approccio per combattere l’Hiv/Aids che potrebbe portare a stabilizzare e a imbrigliare l’attività antivirale di certe proteine umane.

In conclusione, i ricercatori ritengono che studi futuri dovranno mirare ad effettuare una più definita mappatura delle interazioni fisiche tra il Vif e le proteine Apobec3, ad indagare il potenziale dell’Hiv di resistere ai cambiamenti stabili nelle proteine Apobec3 e ad analizzare gli schermi per i composti simili ai farmaci che aiutano la distruzione cellulare dell’Hiv.

GRAN BRETAGNA – HIV/AIDS, CANNABIS FUMATA EFFICACE CONTRO NEUTROPATIA SENSORIALE

L’infezione da virus HIV (il virus dell’AIDS) colpisce 33 milioni di persone nel mondo. Tra i vari problemi che questi malati devono affrontare vi è anche la neuropatia sensoriale, la cui prevalenza è aumentata nonostante l’introduzione della terapia antiretrovirale, o forse a causa di questa. Infatti il termine comprende almeno due entità cliniche indistinguibili e spesso coesistenti. Da una parte l’infezione stessa può danneggiare i nervi, dall’altra si è visto che i farmaci antiretrovirali, che cioè aiutano a combattere i retrovirus dell’AIDS, possono, come effetto collaterale, creare un danno nervoso di questo tipo. E così si è visto che mentre molte complicanze neurologiche dell’AIDS si sono ridotte da quando tali farmaci sono stati introdotti, dall’altra vi è stato un aumento della neuropatia sensoriale. Si manifesta con dolore che colpisce soprattutto i piedi, meno frequentemente le mani; le statistiche dicono che dal 20 al 50% dei pazienti in cura con antiretrovirali sviluppano questo disturbo, e di questi il 40% lamenta dolore severo, maggiore o uguale a 5 su una scala a 10 punti, mentre il 90% ha esperienza di qualche tipo di dolore, che può essere severamente debilitante. Uno dei farmaci che sembrerebbe essere più implicato è anche quello che viene più utilizzato nei paesi del terzo mondo, in quanto è quello meno costoso.

Quali farmaci si sono dimostrati utili per questa forma di dolore? Con la pubblicazione di uno studio inglese, l’autorevole rivista PLoS ONE ha cercato di rispondere a questa domanda con un’accurata revisione delle attuali conoscenze. E’ stata condotta cioè quella che in termini tecnici viene detta “rassegna sistematica e metanalisi”: i risultati dimostrano che vari farmaci non hanno effetto, o che perlomeno gli studi finora compiuti non sono riusciti a dimostrare vantaggi dal loro uso. Tra questi vi sono anche farmaci che vengono consigliati dalle attuali linee guida sul dolore neuropatico di altra origine; e così non superano la prova gli antidepressivi, gli antiepilettici, la lamotrigina, l’acetilcarnitina e i nuovi agenti prosaptide e peptide T.

Tre invece le sostanze che si sono dimostrate efficaci: la capsaicina, cioè il principio attivo del peperoncino, utilizzato per uso esterno; il fattore di crescita nervoso ricombinante, cioè quell’NGF che a valso il Nobel a Rita Levi Montalcini, farmaco peraltro ancora non disponibile; ed infine la Cannabis fumata.

 

Gli Autori riferiscono che gli studi che hanno esaminato l’efficacia della canapa sono di elevata qualità, anche se in uno vi era un’alta proporzione di pazienti che sapevano distinguere la sostanza attiva dal placebo, questo probabilmente a causa dei noti effetti psicoattivi della pianta. D’altra parte questo succedeva anche per uno studio sull’NGF, in quanto il farmaco attivo provocava dolore muscolare nella sede di iniezione. Secondo gli Autori, “l’efficacia della Cannabis in questa neuropatia potrebbe suggerire che cannabinoidi con appropriato indice terapeutico se somministrati con un meccanismo diverso dal fumo potrebbero essere meritevoli di studio”. Viceversa “problemi legali e di salute mentale precludono l’uso routinario a lungo termine della cannabis fumata”.

 

AL BAMBIN GESU’ SI SPERIMENTA UN VACCINO PEDIATRICO

Novità nella lotta all’Hiv in ambito pediatrico. Infatti, presso l’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, è iniziata la sperimentazione del primo vaccino terapeutico per bambini. L’ospedale della Capitale ne ha già documentato la sicurezza e l’immunogenicità, attraverso uno studio di fase IIa, condotto unitamente ad altre strutture sanitarie.

Secondo Paolo Rossi, responsabile del Clinical Trial Center dell’ospedale romano: «Entro il 2011 arruoleremo altri bambini per lo studio di fase IIb e in tre-quattro anni avremo i risultati più interessanti. Si tratta di una sperimentazione no profit su un vaccino prodotto dal Karolinska Institutet di Stoccolma. I primi risultati ci dicono che è in grado di far produrre nuovi anticorpi contro il virus dell’Aids e che è sicuro. Ma che abbia un effetto sulla malattia è ancora presto per dirlo. I risultati più interessanti li avremo nel giro di tre o quattro anni».

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