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M Id 419107 AIDS

È stato annunciato alla Conferenza Mondiale AIDS in Sudafrica: quasi 10.000 persone coinvolte solo nella prima fase. Potrebbe rappresentare una svolta storica
I vaccini per l’AIDS sono la grande novità della Conferenza Mondiale AIDS 2016 tenutasi in Sudafrica. Le speranze per un vaccino veramente efficace contro l’HIV risalgono al 2000, ultimo anno in cui la Conferenza Mondiale sull’AIDS si tenne a Durban prima della attuale appena conclusasi.

Nel 2000 Il Global HIV Vaccine Trials Network, condotto dal virologo dottor Larry Corey, era ancora in fase embrionale e non c’era nessuna sperimentazione clinica di vaccini. Il Presidente stesso del Sudafrica dichiarava che l’HIV non causava l’AIDS. Sedici anni dopo le cose sono molto cambiate. Quando Corey ha preso la parola davanti a scienziati, avvocati, politici e soprattutto davanti a persone che vivono con l’HIV, il suo messaggio era completamente diverso. “Il campo dei vaccini contro l’HIV è open for business“, ha dichiarato.
L’HVTN assieme al suo network gemello HIV Prevention Trials Network, con sede nel North Carolina, ha cominciato uno studio importantissimo per sperimentare un anticorpo ad ampio raggio che potrebbe potenzialmente proteggere gli individui dalle infezioni di quasi tutti i ceppi di virus HIV. Questa sperimentazione clinica è definita col nome AMP Study, per chi volesse approfondirla. Lo studio prevede di ingaggiare 1.500 donne sessualmente attive in 15 città del Sudafrica e uno studio parallelo ingaggerà 2.700 uomini e transessuali che fanno sesso con uomini in 24 città degli Stati Uniti e del Sudamerica. Successivamente l’HVTN inizierà una seconda sperimentazione in Sudafrica a novembre 2016 con 5.400 uomini e donne sieronegativi. Un trial come è evidente di dimensioni importanti, mai viste nell’ultima decade, e che potrebbe portare al primo vaccino brevettato contro l’HIV. Il dottor Corey ha annunciato che HVTN aggiungerà un terzo trial clinico di un vaccino sviluppato da Janssen, una divisione di ricerca della Johnson & Johnson in partnership con il Beath Israel Deaconess Medical Center, Harvard Medical School, il National Institute of Infectious Disease e il Military HIV Research Program tra gli altri. I trials clinici rappresentano distinti approcci al vaccino HIV, una testimonianza di quanto difficile sia stato sviluppare un vaccino contro un virus che muta così velocemente all’interno della stessa persona che i suoi anticorpi non riescono a seguirne le mutazioni e contro il quale nessuno ha mai sviluppato una immunità naturale ma al limite una capacità di contrastare il virus.

Il dottor Corey ha illustrato quante cose sono cambiate dal 2000 al 2016 nella capacità di fronteggiare l’HIV. Prima della conferenza del 2000 nessuno credeva che i farmaci antiretrovirali potessero essere usati nei paesi poveri. Oggi il Sudafrica, che ha il più alto tasso di HIV nel mondo, è capace di gestire il più grande programma di trattamento contro l’HIV nel mondo con 3,4 milioni di utenti. Nel 2000 la trasmissione madre a figlio nel parto era vicina al 30% con 70.000 bambini infettati ogni anno: ora la percentuale è scesa al 1,5% e meno di 6.000 bambini l’anno. Ma quello che colpisce è l’aspettativa di vita, che è passata da 57 a 63 anni. Le cattive notizie sono che solo metà dei 6,3 milioni di sudafricani con HIV ricevono un trattamento. Nel mondo, di 36,7 milioni di persone con HIV, solo 17 milioni vengono curate, e ci sono due milioni di nuove infezioni ogni anno.

I paesi dell’Africa subsahariana contano per i due terzi delle infezioni mondiali e sia per ragioni biologiche che per ragioni socio-economiche la maggior parte delle vittime sono giovani donne. Ogni settimana in Africa 2.400 donne tra i 15 e i 24 anni sono infettate da HIV trasmesso dal partner maschile. Questi numeri e il costo insostenibile dei farmaci per l’economia di tali Paesi fanno sì che la semplice cura farmacologica non basti a fermare l’epidemia in Africa. L’AIDS è di gran lunga la causa di morte principale in Africa per gli adolescenti e la seconda a livello mondiale. Nei paesi sviluppati il discorso è completamente diverso perché nell’ultima decade sono stati introdotti costosissimi farmaci molto efficaci tra cui la PrEP, per ridurre il tasso di infezione nelle popolazioni a rischio. Ma in Africa è la strada dei vaccini l’unica sostenibile, soprattutto per un virus trasmesso sessualmente che non mostra alcun sintomo per anni. Corey ha anche illustrato come le innovazioni scoperte nello studio dell’HIV hanno permesso di creare potenti e veloci vaccini contro Ebola e Zyka.

Entro fine anno sapremo se i trials clinici hanno avuto successo.

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