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Cos'é l'AIDS

Il nome AIDS deriva dalle iniziali di Sindrome da Immuno-Deficienza Acquisita, nella sua dizione inglese ( Acquired Immuno-Deficiency Syndrome).

L'Aids è causato da un virus specifico, l’HIV (Virus dell’Immunodeficienza Umana), che colpisce il nostro sistema immunitario provocando la riduzione delle difese immunitarie dell'organismo. Il virus HIV appartiene alla famiglia dei Retrovirus, cioè un virus a RNA, appartiene alla classe dei Lentivirus e ne sono stati identificati due sottotipi: Il sierotipo 1 è il principale, responsabile dell'epidemia a livello mondiale;  il sierotipo 2 ha una diffusione più circoscritta e limitata all'Africa Occidentale.

Il virus HIV, Virus dell'Immunodeficienza Umana, attacca alcune cellule del sistema immunitario, principalmente un tipo di linfociti (globuli bianchi) chiamati CD4 positivi, ossia delle cellule specificamente deputate alla risposta immunitaria.  La conseguenza è l’indebolimento del sistema immunitario fino all’annullamento della fisiologica risposta difensiva dell’organismo nei confronti di virus, batteri, protozoi e funghi, ossia microorganismi che possono determinare patologie infettive di diversa gravità.

Una persona affetta da AIDS è maggiormente suscettibile alle infezioni,

potremmo dire, semplificando.

 

Le patologie tipiche di questa sindrome sono una ventina raggruppate in:

 

Infezioni da batteri e protozoi                                                                   

tra cui sono frequenti:  Pneumocistosi, una polmonite causata da un protozoo di nome Pneumocistis Carinii;   Toxoplasmosi, infezione causata dal Toxoplasma Gondii, un protozoo,e che colpisce il cervello, l'occhio, più raramente il polmone;  Tubercolosi, causata dal bacillo di Koch, che  può interessare diversi organi

 

Infezioni da virus                                                                                    

 tra cui: Herpes; CitoMegaloVirus; HHV-8.

 

Infezioni micotiche                                                                                 

 tra cui :Candida ( la più frequente ), un fungo che può interessare bocca, esofago, genitali,  ed altre parti del corpo.

 

Tumori

tra cui: linfomi; tumori delle ghiandole linfatiche; Sarcoma di Kaposi

 
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COME SI PRESENTA IL VIRUS:

 

misura 90-100 nm ; è costituito da un involucro esterno (envelope) di natura fosfolipidica e da una parte centrale (core) contenente gli acidi nucleici ( in questo caso RNA, ovvero RiboNucleic Acid).

A livello dell'involucro esterno sono presenti alcune sostanze, dette glicoproteine, che fra le diverse funzioni hanno quella di permettere il legame con il recettore specifico(della cellula ospite  (il linfocito CD4). La parte centrale  contiene diversi componenti: l'acido nucleico ( 2 coppie di RNA a singola elica ) ed alcuni enzimi ( trascrittasi inversa, integrasi, proteasi )  necessari per la replicazione del virus.

 

PUBBLICATA LA MAPPA DI RESISTENZA UMANA AL VIRUS HIV

Gli scienziati del Politecnico di Losanna insieme ai colleghi dell’Ospedale universitario del Cantone di Vaud hanno elaborato per la prima volta la mappa che sintetizza la difesa umana contro il virus HIV e i risultati della ricerca sono stati pubblicati lo scorso martedì sulla rivista scientifica eLife.

 

Il corpo umano è progettato per resistere alle malattie e per combatterle. In alcuni soggetti è stata osservata la capacitá di produrre dei potenti anticorpi in grado di neutralizzare il virus dell’HIV.

 

L’HIV è un virus particolare, perché quando viene attaccato dagli anticorpi subisce una rapida mutazione. Il corpo reagisce modificando l’attacco ma il virus muta a sua volta e così via, fin quando non si verifica un errore nell’uno o nell’altro: se vince il virus si contrae la malattia, se vincono gli anticorpi il pericolo è sventato.

 

Attraverso ceppi del virus HIV presenti in ospite umano, così si chiama l’organismo portatore del virus, gli scienziati sono stati in grado di individuare la mappa che descrive la mutazione degli anticorpi al variare del genoma del virus.

 

Il virus HIV coltivato in provetta

 

I ricercatori hanno individuato un numero di oltre 3 mila mutazioni possibili nel genoma del virus, con più di 6 milioni di variazioni del genoma verificate in 1071 soggetti sieropositivi presi come campione.

 

La difficoltà nel combattere il virus sta nel fatto che il suo genoma è in grado di cambiare molto rapidamente, al tasso di milioni di mutazioni al giorno, rendendo il virus HIV, e di conseguenza AIDS, una malattia che non si é ancora in grado di estirpare.

 

La scoperta rappresenta una vera svolta, in quanto apre la strada ad una possibilità di affrontare la malattia attraverso cure fatte su misura per ogni singolo caso clinico.

HIV-POSITIVI A QUOTA 34 MILIONI

È questo il risultato del Rapporto 2012 di Unaids, il programma dell’Onu dedicato alla lotta ad Hiv e Aids. Le zone in cui l’infezione è più diffusa risultano Africa Sub Sahariana, Est Europa e Asia Centrale. Di positivo c’è da dire che il numero delle nuove infezioni sarebbe in flessione: nel 2011 si sono infettate 2,5mln di persone, -20% rispetto alla media 2001. Anche se ci sono aree del mondo, vedi Medio Oriente e Nord Africa in cui la diffusione cresce anche di quasi il 50%, ma anche Europa dell’Est ed Asia Centrale sono in costante crescita. Tant’è che in 10 anni la diffusione è aumentata almeno del 26% in Paesi come Bangladesh, Georgia, Guinea Bissau, Indonesia, Kazakistan, Kyrgyzstan, Filippine, Moldova, Sri Lanka. Va meglio in altri 25, dove invece le infezioni sono in flessione, vedi India, Cambogia, Bahamas, Haiti, Rwanda Zambia e Zimbabwe. Diminuiscono infatti le infezioni tra i nuovi nati: -43% rispetto al 2003, -24% rispetto al 2009. Sebbene di Aids si continui ancora a morire: 1,7mln le persone decedute nel 2011, seppur -24% rispetto al 205. Mentre nelle nazioni a rischio sopracitate, il loro numero continua a salire. Lo scorso anno solo 8mln di persone hanno potuto curarsi, mentre altri 7mln si sono viste negare le cure necessarie. Obiettivo del 2015 sarà fornire trattamenti a 15 milioni di persone.

Uomini, donne, trasgender che si prostituiscono e tossicodipedenti rimangono le principali categorie a rischio. Nelle grandi città tra gli omosessuali l'infezione Hiv è mediamente 13 volte più diffusa che nella popolazione generale.

Secondo Unaids, servono tra i 22 e i 24 mld di dollari ogni anno per raggiungere gli obiettivi entro il 2015: la spesa 2011è stata pari a 16,8mld. Le altre battaglie, oltre a quella per gli investimenti pubblici e privati, riguardano lo stigma e la discriminazione e persino la criminalizzazione della popolazione con Hiv.

UN MONDO SENZA AIDS È POSSIBILE?

Il futuro potrebbe portare novità rivoluzionarie, un mondo senza HIV, e tutti ci speriamo, ma il presente impone di lavorare per garantire la terapia a tutti coloro che ne hanno bisogno e diritto e creare consapevolezza per prevenire la trasmissione.

La 19° edizione della Conferenza Internazionale sull’AIDS che si è svolta lo scorso luglio a Washington è stata l’occasione per sottolineare i grandi progressi ottenuti nella terapia e la prevenzione dell’infezione da HIV e le prospettive aperte dalla ricerca negli ultimi anni. Alla conferenza hanno partecipato circa 25.000 delegati da tutto il mondo, autorità scientifiche, personalità politiche e celebrità. In un clima di grande ottimismo il segretario di stato Hilary Clinton si è spinta a dire che adesso una generazione senza AIDS è possibile.

Persino il New England Journal of Medicine, una delle voci più autorevoli nel panorama della letteratura medica, è arrivato a titolare The beginning of the End of AIDS?

Il trattamento antiretrovirale (highly active antiretroviral treatment, HAART) è in grado di garantire alla maggior parte dei pazienti una vita paragonabile a quella dei non infetti e riduce drammaticamente il rischio di trasmissione dell’infezione. Gli stessi farmaci si sono anche dimostrati efficaci nel prevenire l’infezione quando assunti da persone HIV negative con comportamenti a rischio, ad esempio i partner di persone infette.

 

È noto però che la HAART riesce a controllare il virus senza riuscire a debellarlo completamente dall’organismo, cioè a eradicarlo. Tuttavia, in anni recenti, sono state esplorate nuove strategie terapeutiche che potrebbero preludere a future prospettive di eradicare il virus. Il caso più eclatante è certamente quello del cosiddetto “paziente di Berlino”. Nel 2007 Timothy Ray Brown era HIV-positivo e affetto da leucemia. È stato sottoposto a chemioterapia, radioterapia e trapianto di midollo osseo prelevato da un donatore portatore di una mutazione (mutazione ccr5∆32) sul recettore che il virus utilizza per entrare nei linfociti (recettore ccr5). In altre parole i suoi linfociti CD4, il bersaglio principale dell’HIV, sono stati sostituiti da CD4 naturalmente resistenti all’HIV. A distanza di 5 anni Brown è in buona salute e senza HAART non viene rilevato il virus nel suo sangue. Si è presentato alla conferenza di Washington sorridente e annunciando la fondazione di un’associazione dedicata alla ricerca di una cura definitiva per l’HIV.

Ovviamente il trattamento cui è stato sottoposto Brown è impraticabile per la generalità dei pazienti, ma altri tentativi sono stati fatti in questa direzione. Ad esempio, due pazienti HIV positivi affetti da linfoma sono stati sottoposti ad una blanda chemioterapia, non hanno mai interrotto l’HAART e sono stati sottoposti a trapianto di cellule staminali. Le cellule del donatore erano suscettibili all’infezione, ma grazie al fatto che il paziente assumeva la terapia il virus non è stato rilevato nei linfociti circolanti. In questi pazienti è stata anche osservata una riduzione del livello di anticorpi contro l’HIV, probabilmente in relazione ad una minor replicazione virale.

Partendo dal presupposto che il virus rimane latente e non raggiungibile dalla terapia in linfociti inattivati, alcuni studiosi stanno cercando di mettere a punto un metodo per attivare i linfociti nei pazienti che assumono HAART, per rimuovere il virus anche dai cosiddetti santuari e potenzialmente eradicare l’infezione.

 

Alcuni pazienti con infezione da HIV, pur in assenza di HAART, hanno una progressione di malattia molto lenta, riescono naturalmente a controllare il virus per lungo tempo, e sono detti elite controllers. Capire quali meccanismi sono alla base di questa capacità potrebbe aprire nuove prospettive terapeutiche anche per gli altri pazienti. Alcuni ricercatori sono riusciti a modificare il recettore ccr5 dei linfociti di alcuni pazienti infetti inducendo la mutazione ccr5∆32, che conferisce resistenza al virus, con risultati incoraggianti.

L’inizio precoce dell’HAART, poco dopo aver acquisito l’infezione, secondo studi recenti, ridurrebbe la quota di virus “nascosta” nei santuari e questo potrebbe essere utile nell’ottica dell’eradicazione. Inoltre l’inizio dell’HAART dopo l’infezione acuta potrebbe rallentare la progressione della malattia anche dopo l’interruzione della terapia.

In sintesi la ricerca ha aperto nuove strade che sono sicuramente promettenti. Le fughe in avanti fanno parte del carattere della ricerca, ma realisticamente, qual è la situazione attuale?

Il numero di nuove infezioni e di morti per AIDS nel mondo è in riduzione, ma alcune aree geografiche sono in controtendenza, in particolare Europa orientale e Asia centrale.

Circa 35 milioni di persone sono infette dall’HIV nel mondo e molti di loro non sanno di esserlo. Il 90% degli infetti vive in paesi a basso reddito e solo circa la metà di loro riceve il trattamento HAART (Figura 1). Per migliorare la gestione dell’HIV nei paesi a basso reddito è necessario rinforzare i sistemi sanitari nel loro complesso, soprattutto l’assistenza di base, i servizi essenziali, primari, come quelli rivolti alla salute materno-infantile, basata sui piccoli centri periferici, accessibili a tutti, insomma il modello della Primary Health Care raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Anche nei ricchi USA solo circa un quarto degli infetti ha un’infezione sotto controllo, cioè una viremia soppressa dal trattamento, e gli infetti afro-americani hanno una maggior probabilità di avere un’infezione fuori controllo.

 

In Italia negli ultimi anni si è osservata una lieve diminuzione dell’incidenza dell’infezione da HIV, da attribuire principalmente alla minor incidenza tra i tossicodipendenti, mentre l’incidenza è rimasta costante sia per gli eterosessuali che per gli omosessuali maschi. Il numero di casi di persone viventi con infezione da HIV sarebbe passato da 135.000 nel 2000 a 157.000 nel 2010, soprattutto grazie alla terapia. I nuovi casi sono soprattutto eterosessuali, hanno età più elevata che in passato e arrivano alla diagnosi spesso in condizioni già compromesse.

Mentre all’inizio dell’epidemia le istituzioni e i media hanno condotto un’intensa campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sull’HIV, negli ultimi anni l’attenzione si è spenta, forse anche a causa dell’errata convinzione che l’HIV fosse ormai una malattia curabile e quindi non più un problema così grave. La conseguenza è che una malattia potenzialmente mortale, che nella migliore delle ipotesi cronicizza e grava pesantemente sulla collettività oltre che sui pazienti, facilmente prevenibile, ha dimensioni sempre maggiori. La prevenzione passa attraverso una sessualità responsabile e l’impiego del preservativo. Anche da un punto di vista economico investire nella prevenzione, nell’educazione sanitaria, nella sensibilizzazione è sicuramente vantaggioso.

 

In conclusione, il futuro potrebbe portare novità rivoluzionarie, un mondo senza HIV, e tutti ci speriamo, ma il presente impone di lavorare per garantire la terapia a tutti coloro che ne hanno bisogno e diritto e creare consapevolezza per prevenire la trasmissione.

 

Enrico Tagliaferri, infettivologo, Azienda ospedaliera-universitaria pisana

UN SIEROPOSITIVO SU QUATTRO NON SA DI ESSERLO

Le infezioni da Hiv aumentano al ritmo di 4000 all’anno (11 al giorno), ma una persona su 4 non lo sa di esserne affetta. La stima totale parla di 170-180 mila persone affette da Hiv in Italia e 40mila circa quelle con Aids. E ancora: circa il 30% delle persone con HIV ha contratto anche il virus dell'epatite C. Ma la percentuale sale fino al 90% se consideriamo popolazioni speciali, come gli emofilici, che necessitano di frequenti trasfusioni, o i tossicodipendenti, che usano droghe iniettive. Questi i riscontri forniti da Stefano Vella, direttore del Dipartimento del farmaco all'Istituto Superiore di Sanità, di recente nominato al vertice delle Linee Guida mondiali Hiv dell'Oms. Che continua:  "C'è ancora un preoccupante problema di non conoscenza di sottovalutazione del rischio: un paradosso, se pensiamo a un virus che per 30 anni è stato sotto i riflettori". Hiv e Hcv: la prima ridotta da catastrofe planetaria a malattia cronica, la seconda da malattia invincibile a virus che si può addirittura eradicare.

Si tratta ancora una volta di gestire due grandi mali, che continuano a uccidere e di cui la gente non ha paura. Ecco uno degli aspetti più preoccupanti che hanno in comune i due virus di cui si è parlato ieri a Roma nel corso del convegno "Hiv e Hcv: due storie parallele, le sfide del futuro".

RAGAZZI, ANDIAMO A CANNES!

Sì, è proprio vero. Sieropositivo.it ha prodotto un cortometraggio che dal 16 al 26 maggio sarà ospite del prestigioso Short Film Corner al Festival del Cinema di Cannes. Sia chiaro, non siamo in competizione all’interno della gloriosa rassegna cinematografica (quindi non ambiamo a nessun Leone o Palma d’oro), ma la nostra piccola storia sull’Hiv, dal titolo “Centomila secondi”, è stata selezionata insieme ad altre, tra le decine di migliaia pervenute da tutto il mondo, per essere vista da migliaia di persone.

Scritta e sceneggiata da Andrea Mazzola, per la regia di Angelo Orlando e la produzione appunto di Sieropositivo.it, il senso della trama lunga 15 minuti è presto detta dagli stessi autori: «Un malato sa quanto è bello camminare con le mani in tasca. E quanto sia importante dire le cose e non solo pensarle. Ma quando guarisce lo dimentica. Non si dovrebbe mai guarire del tutto». Tra gli interpreti, Mario Piana, Chiara Masala, Giovanna Totè, Franca Ferrario, Andrea Mazzola, Giuseppe Ledda, Cristina Zareschi, Patrizia Mior, Alfio Bennardo, Alissa Buggè ed Eros Panzeri.

Questo piccolo gioiellino che parla di Hiv in modo intenso, gentile, quasi sussurrato, ma allo stesso tempo consapevole della grande beffa che si cela nei meandri delle nostre esistenze, verrà visto da migliaia di operatori che affolleranno lo Short Film Corner, all’interno del Festival di Cannes, in programma dal 16 al 27 maggio presso la capitale della Costa Azzurra. Festival che quest’anno ha già come presidente di giuria, un italiano doc come Nanni Moretti e che – grazie a questo piccolo manipolo di volenterosi – parlerà anche di sieropositività e di cosa significhi scoprirsene affetti.

Sincera, entusiastica e meravigliata soddisfazione è stata espressa dai due capiprogetto. «Mi piacerebbe», dice Andrea, «che alla fine del film le persone non si alzassero di scatto per andare altrove o per il caffè o la sigaretta, ma rimanessero seduti qualche secondo, magari pensando cosa farebbero se anche per loro mancassero solo centomila secondi». A lui fa eco Angelo: «Per quanto mi riguarda, io sono contento perché questo piccolo film che parla di un argomento delicato come l'Hiv, può cominciare ad essere visto nel suo elemento naturale che è sono appunto i festival di cinema. Per il resto, vediamo. Non montiamoci la testa, ma prendiamo tutto come un gioco con cui poter far passare messaggi importanti come la prevenzione e il non dimenticarci di noi».

 

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