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In questa sezione sono presenti le ultime novità in materia di test diagnostici dell' infezione da hiv.

Indagini sempre più sensibili  e specifiche  vengono messe a punto nei laboratori di tutto il mondo e sono poste al servizio del paziente

HIV, I TEST FAI DA TE FUNZIONANO?

 

Self-testing1Secondo uno studio su Plos Medicine che ha analizzato l’utilizzo dei test in una comunità in Malawi sì: alto il tasso di adesione al test e l’accesso ai trattamenti in caso di positività.
Hivst sta per Hiv Self-Testing: test per identificare la presenza di hiv da soli, a casa. Self in tutto: nella raccolta del campione da analizzare, nell’esecuzione delle analisi e nell’interpretazione dei risultati.

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AIDS: IL GOVERNO MONTI A SOSTEGNO DEL FONDO GLOBALE

Il Ministro Riccardi ha dichiarato che l’Italia intende mettere a punto un piano di rientro del Fondo globale per la lotta all’Aids, tubercolosi e malaria. 

Finalmente, l’Italia intende rimettersi in regola con i contributi al Fondo Globale per la lotta all’Aids, tubercolosi e malaria? Parrebbe proprio di sì, almeno a giudicare dalle dichiarazioni del ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione, Andrea Riccardi. Il quale proprio a Milano, a margine di un forum dedicato alla collaborazione tra gli Stati, ha subito risposto a chi gli chiedeva perché l’Italia non contribuisce da anni alla composizione finanziaria del suddetto fondo: "Il Governo in passato ha fatto grandi tagli Abbiamo poche possibilità e poche risorse. Il presidente del Consiglio è molto interessato a questa problematica. Credo che di miracoli il bilancio italiano non ne possa fare, ma vogliamo esseree credibili. Vogliamo fare un piano di rientro e dire alla comunità internazionale: Noi fino a qui possiamo arrivare'".

HIV, PROFILASSI CON GANCICLOVIR RIDUCE IL RISCHIO DI DANNO D'ORGANO DA CMV

Una terapia preventiva con ganciclovir può ridurre drasticamente il rischio di danno d'organo da citomegalovirus (CMV) nei pazienti sieropositivi. A suggerirlo è un piccolo studio retrospettivo giapponese, presentato di recente alla Interscience Conference on Antimicrobial Agents and Chemotherapy, a San Francisco.

 

Tra i 30 pazienti sieropositivi ad alto rischio sottoposti alla terapia preventiva con ganciclovir, il danno d'organo si è osservato solo in tre casi, pari a un tasso di 60,9 per 1.000 anni-persona, mentre nel gruppo di pazienti che non hanno preso l’antivirale si è osservato danno d'organo in 30 pazienti su 96, pari a un tasso quasi quattro volte superiore (230,3 per 1.000 anni-persona; P = 0.027).

 

L’autore che ha presentato lo studio, Daisuke Mizushima Mizushima, del National Center for Global Health and Medicine di Tokyo, spiegandone il razionale, ha osservato che studi precedenti in pazienti pretrattati con antiretrovirali hanno dato risultati contrastanti.

 

I ricercatori giapponesi hanno dunque cercato di determinare se l’impiego preventivo di ganciclovir potesse essere di beneficio nei pazienti già sottoposti in precedenza alla terapia antiretrovirale.

 

A tale scopo, hanno riesaminato gli outcome dei pazienti di età superiore ai 17 anni in carico presso il loro centro tra il 2000 e il 2006, con una conta dei CD4 inferiore a 100 per microlitro, positivi al DNA del CMV nel plasma, che non mostravano evidenze di danno d’organo da CMV alla prima visita ed erano naive agli antiretrovirali. In un gruppo di 341 pazienti, ne hanno identificati 126 che soddisfacevano i criteri di inclusione, di cui 30 erano stati trattati con ganciclovir e 96 no.

 

Più del 90% dei pazienti inclusi nello studio erano uomini e l’età media era di circa 42 anni; il gruppo sottoposto alla terapia preventiva aveva livelli circolanti di CMV più alti, ma per il resto le caratteristiche  demografiche e l’anamnesi dei due gruppi erano simili.

 

"Anche se i pazienti sottoposti a profilassi erano a maggior rischio di danno d’organo per via degli alti livelli circolanti di CMV, questo gruppo ha avuto outcome migliori rispetto ai pazienti del gruppo che non ha fatto la profilassi" ha detto Mizushima, facendo notare che, in base al risultato dell’analisi multivariata, la profilassi sembra essere un fattore importante nella prevenzione del danno d'organo.

 

Dopo aggiustamento dei dati in base a età e sesso, nel gruppo trattato con ganciclovir il rischio di danno d'organo è risultato ridotto del 71,1% (P = 0,041) e aggiustando per gli altri fattori di rischio la riduzione è risultata ancora maggiore, dell’83% (P = 0,005).

 

Howard Edelstein, direttore medico dell’Alameda County Medical Center di Oakland, ha commentato i dati dicendo che nel loro centro, dove si vedono ancora pazienti con infezione da HIV e AIDS in fase molto avanzata, il danno d'organo da CMV è ancora un problema attuale e che, pertanto, uno studio definitivo potrebbe aiutare a superare i problemi di rimborsabilità della profilassi in questi pazienti.

 

Anche Mizushima ha suggerito che, data la natura retrospettiva dello studio da lui presentato, "sono necessari ulteriori trial per valutare l'efficacia della terapia preventiva nei pazienti sieropositivi naive al trattamento".

UN GRANDE PASSO AVANTI NELLA LOTTA CONTRO L’AIDS

Truvada è un farmaco protettivo per i soggetti sieropositivi. Il suo utilizzo potrebbe aiutare anche nell'ambito della prevenzione.

Truvada è il nome commerciale di un farmaco utilizzato per la terapia dei pazienti affetti da virus Hiv. Prodotto dalla Gilead Sciences a partire dal 2004, tale farmaco è costituito dall’associazione di due componenti anti-retrovirali, emtricitabina e tenofovir disoproxil, e consente di bloccare l’insorgere di alcune complicazioni della malattia.

Recentemente il CDC (Center for Disases Control) ha dimostrato il valore protettivo di Truvada anche nei soggetti non sieropositivi, affermando che dosi giornaliere riducano il rischio di infezione del 44% negli omosessuali non infetti e del 73% nelle coppie etero con un partner sieropositivo, che associno alla terapia la giusta precauzione.

A fronte di questi studi nel maggio 2012 la FDA (Food and Drug Administration) statunitense ha acconsentito ad estendere la funzione del farmaco anche alla prevenzione, suscitando non poche discussioni. Alcune associazioni impegnate nella lotta all’Aids, come l’Aids Health Care Foundation, temono che il farmaco possa indurre i pazienti a smettere l'uso del preservativo, dando loro un falso senso di sicurezza.

Analizzando l’andamento temporale delle notifiche di AIDS sul numero dei contagi, si è passati da un singolo caso nel 1982 (il primo noto in Italia) ai 5.653 del 1995, con una crescita che è stata costante fino alla metà degli anni novanta. Difficile stabilire a cosa imputare questo aumento; sicuramente hanno giocato un ruolo fondamentale la disinformazione e lo scarso numero di controlli. L’Hiv infatti è un virus che rimane asintomatico per anni, a volte decenni, inducendo i sieropositivi ancora inconsapevoli della loro condizione a diffondere il virus.

Solo l’informazione sulla malattia e sulle dovute precauzioni può favorirne la prevenzione; questa, la consapevolezza e i controlli periodici dovranno quindi essere gli alleati più importanti per la lotta contro l’Hiv.

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