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In questa sezione sono presenti le ultime novità in materia di test diagnostici dell' infezione da hiv.

Indagini sempre più sensibili  e specifiche  vengono messe a punto nei laboratori di tutto il mondo e sono poste al servizio del paziente

QUEL MORBO CHIAMATO "NUOVA AIDS"

Provoca fino a 50 mila morti all'anno. Ne sono affetti tra 8 e 11 milioni di persone, ma potrebbero essere anche di più se si considera che può incubare i sintomi per molti anni prima di essere diagnosticata.

Un'aritmia fatale è la causa di morte cardiaca improvvisa nel 60% dei casi. Altre cause sono rappresentate da bradiaritmie, fenomeni tromboembolici o rottura di un aneurisma cardiaco. L'insufficienza cardiaca è la causa di morte nel 25-30% dei casi, un'embolia cerebrale o un'embolia polmonare nel 10-15% dei casi. Sono queste le spaventose cifre della malattia che è stata già ribattezzata "la nuova Aids americana".

Si tratta della tripanosomiasi americana, detta anche morbo di Chagas dal nome del suo scopritore. E' una parassitosi, con forme cliniche acute e forme croniche, causata dalle triatomine, ossia dei piccoli insetti che si nutrono di sangue come le comuni zanzare. Una malattia che, come riporta il New York Times, potrebbe mettere in serio pericolo la salute degli esseri umani esattamente come fece il virus dell'HIV nei primi anni della sua diffusione.

Le zone più colpite sono Bolivia, Messico, Colombia e i paesi dell'America centrale, ma anche negli Usa i contagiati, che sono per lo più immigrati, sono già circa 300 mila, con un picco della malattia in Texas e nel Golfo del Messico. La sua diffusione è stata infatti facilitata soprattutto dai viaggi e dai rapporti con l'America Latina. La malattia può essere trasmessa da madre a figlio, con una semplice trasfusione di sangue o, raramente, e solo in Amazzonia, con l'ingestione di alimenti contaminati dalle feci delle triatomine, tramite carne poco cotta di animali selvatici, succo di canna da zucchero contaminato.

Ma il contagio avviene più spesso in modo vettoriale: le triatomine, che si annidano nelle crepe e negli interstizi delle pareti delle abitazioni rustiche, di capanne costruite con fango e legname, di notte escono per nutrirsi di sangue umano o di altri mammiferi. Durante il pasto ematico defecano sulla pelle dell'uomo e i tripomastigoti metaciclici, presenti nelle feci e frutto dell' infezione precedentemente contratta, passano facilmente attraverso le mucose, oppure attraverso soluzioni di continuità della pelle prodotte del grattamento in seguito al prurito provocato dalla puntura dell'insetto.

Secondo gli autori di un articolo pubblicato su PLos Neglected Tropical Disease le similitudini di condizione tra chi ha contratto l'Hiv e chi è stato infestato dal Trypanosoma cruzi sono molte: tutte e due sono malattie croniche, richiedono cure prolungate e riguardano principalmente le fasce più povere della popolazione, e quindi quelle con un minor accesso alle cure. Sono proprio le condizioni precarie dei malati a favorire la diffusione della malattia. Ecco, insomma, la nuova Aids.

NUOVI MARCATORI GENETICI DI RESISTENZA NATURALE ALL'AIDS

Un nuovo passo in avanti sulla strada della comprensione della patogenesi dell’AIDS e della sua cura viene dallo studio del consorzio europeo GISHEAL - Genetic and Immunological Studies on HIV European and African LTNP - pubblicato sul Journal of Infectious Diseases.

 

La ricerca, finanziata dal VI Programma Quadro dell’Unione Europea ha visto la partecipazione di Agostino Riva (autore senior del lavoro scientifico) e Massimo Galli, attivi presso il polo universitario di Medicina a e Chirurgia “L. Sacco” dell’Università di Milano.

 

Il Consorzio, coordinato da Guido Poli dell’Università Vita-Salute e Istituto Scientifico San Raffaele di Milano, include alcuni tra i massimi ricercatori europei impegnati in questi studi, tra cui: Ioannis Theodorou, Brigitte Autran e Patrice Debré (Università “Pierre et Marie Curie” e Gruppo Ospedaliero “Pitié-Salpetriere” di Parigi), Dominique Costagliola (INSERM 720, Parigi), Frances Gotch (Imperial College, London, UK), Elisa Vicenzi (Istituto Scientifico San Raffaele di Milano) e Pontiano Kaleebu dell’Unità MRC ad Entebbe (Uganda).

 

Al consorzio il merito di aver scoperto nuovi marcatori genetici - chiamati SNP (polimorfismi genici di singoli nucleotidi) - coinvolti nel controllo spontaneo della progressione dell’AIDS in persone portatori del virus HIV, che non assumono alcuna terapia anti-retrovirale.

 

La ricerca ha confrontato l’intero genoma di 144 persone sieropositive definite LTNP (Long Term Non Progressors) per le quali non c’è una progressione spontanea della malattia (una rara condizione osservata solo nell’1-2% degli infetti) con un gruppo di 605 persone recentemente infettate, scoprendo 47 polimorfismi significativamente più rappresentati nei LTNP che nella popolazione di controllo.

 

Questi polimorfismi si localizzano prevalentemente nella porzione di genoma in cui sono presenti i geni del cosiddetto “Complesso Maggiore d’Istocompatibilità” (MHC), a sua volta suddiviso in più sotto-regioni o “classi”. Prima di GISHEAL, già studi precedenti avevano identificato alcuni geni MHC di Classe I coinvolti nel controllo spontaneo della replicazione del virus HIV in assenza di terapia anti-retrovirale

 

La novità dello studio condotto da GISHEAL sta nella scoperta del coinvolgimento di un’altra regione di MHC, la Classe III, che codifica molte proteine responsabili della cosiddetta “immunità naturale o innata alle infezioni”. Questi varianti geniche sembrano essere specificamente associate alla condizione “LTNP” studiata da GISHEAL in quanto non erano state identificate in studi precedenti focalizzati sugli altrettanto rari “Controllori Virali”.

 

La scoperta ha una ricaduta rilevante per la ricerca sull’AIDS e sui “segreti” della resistenza naturale alla progressione della malattia in pazienti che non assumono anti-retrovirali.

 

Per informazioni:

Università degli Studi di Milano

Agostino Riva

Tel. 02 503 19759

E-mail: agostino.riva@unimi.it

 

 

BARCELLONA: ALLERTA PER LA DIFFUSIONE DEL LINFOGRANULOMA VENEREO

Spagna. Aumenta l'allerta nei centri ospedalieri di Barcellona per un focolaio di "linfogranuloma venereo": nel 2011 ne sono stati registrati 72 casi, un picco preoccupante nell'incidenza della malattia, praticamente scomparsa dagli anni '80. Nel 2007 la malattia ha ricominciato a colpire significativamente, con sette casi conclamati, fino ad arrivare a un totale di 146 casi negli anni successivi ad oggi. Il gruppo più colpito dalla patologia è quello degli omosessuali, nella maggioranza dei casi già portatori di HIV: tali considerazioni hanno allertato gli esperti, che temono un aumento di pratiche sessuali non protette tra appartenenti ai gruppi a rischio e persone già consapevoli di essere positive all'HIV. Gli esperti di malattie a trasmissione sessuale temono che questo focolaio sia il segnale di un abbassamento della guardia nei confronti delle patologie veneree.

 

 

IL TEST

Il Test, un semplice prelievo di sangue, è anonimo e gratuito, si può eseguire senza alcuna richiesta o prescrizione del mutualista o altro medico, presso un qualsiasi centro pubblico e in tutti i reparti infettivologici,della propria o di un'altra Asl, usufruendo anche di un programma di counseling e assistenza psicologica, quando sia necessario.

 Le risposte vengono consegnate direttamente e solo all'interessato, nel pieno rispetto della riservatezza.

Per legge non è consentito fare il test senza il consenso dell'interessato e nessuno lo può pretendere in ambito lavorativo. Nelle maggiori città esistono anche progetti di monitoraggio delle fasce di popolazione più a rischio attraverso centri mobili di assistenza che propongono i test rapidi; si tratta di camper attrezzati e dotati di kit specifici e di personale qualificato che svolgono la loro attività nelle zone di maggior aggregazione giovanile serale e notturna.

Si consiglia il test a chiunque abbia motivo di sospettare di essersi esposto al rischio di contagio; in via preventiva si suggerisce a chi ha patner occasionali, per i quali non ci può mai essere la certezza dello stato sierologico; si considera una manifestazione di rispetto e di amore nei confronti del partner quando si inizia un serio e progettuale percorso di coppia.

 

Leggi la storia "Test d'amore"

FARMACI PER L'HIV: ECCO LA MONOTERAPIA CHE FA RISPARMIARE

Oltre 6.400 pazienti in Lombardia (su 23.721) potrebbero seguire una monoterapia al posto della cura standard, costituita da tre farmaci: il risparmio annuo sarebbe di 22,6 milioni. Indagine dell'Università Cattaneo di Castellanza (Va).

Abbattere i costi contro l'Hiv si può. Fino a 6.468 pazienti in Lombardia, il 27% su un totale di 23.721, potrebbero seguire una monoterapia al posto della cura standard, costituita da tre farmaci, comportando un risparmio annuo di 22,6 milioni di euro, l'8% in meno rispetto ai complessivi 229 milioni di euro. Lo rivela un'indagine a cura del Crems-Centro di ricerca in economia e management in sanità e nel sociale dell'università Carlo Cattaneo di Castellanza (Va), che propone un modello di valutazione razionale del rapporto costo-efficacia della monoterapia nel territorio lombardo. Lo studio, intende inoltre supportare il progetto "Molo", finanziato dalla Regione, volto alla sperimentazione clinica di trattamenti farmacologici alternativi nei 19 centri di malattie infettive presenti sul territorio.

 

"Alcune molecole della classe degli inibitori della proteasi, impiegati nella terapia contro il virus Hiv, possono garantire un completo controllo della replicazione del virus anche se assunti da soli, al di fuori dei classici schemi di combinazione dei tre farmaci finora somministrata" dichiara Giuliano Rizzardin, direttore del dipartimento malattie infettive dell'Ospedale Sacco di Milano. "È chiaro che il passaggio alla monoterapia è possibile soltanto dopo aver seguito per un certo periodo la cura standard - puntualizza -. Anche se, stiamo constatando che solo un quinto dei pazienti può di fatto limitarla a un unico farmaco".

 

Ogni anno la Lombardia spende circa 200 milioni di euro solo per i farmaci anti-Hiv, quasi 550 milioni di euro ne sborsa l'Italia intera. "Un paziente costa alla Regione 11mila euro l'anno - dice Rizzardin -: una cifra che, comunque, continua a essere inferiore rispetto a quella versata dagli Stati Uniti (20 mila dollari)". E che, nel caso di monoterapia, si ridurrebbe a 7.860 euro all'anno per paziente. Per approfondimenti, è possibile contattare via mail il Crems all'indirizzo crems@liuc.it.

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