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PROTEINA LATTE MATERNO SCUDO PER NEONATI DI DONNE SIEROPOSITIVE

“Anche se abbiamo gia’ farmaci antiretrovirali che agiscono per per impedire la trasmissione del virus da madri sieropositive ai figli – sottolineano i ricercatori – non tutte le donne in ‘dolce attesa’ fanno il test dell’Hiv e meno del 60% riceve queste terapie preventive in caso di gravidanza. Uno scenario molto comune soprattutto nei paesi con poche risorse da destinare alla lotta all’Aids”. Gli scienziati hanno descritto come la Tnc interagisce contro l’Hiv bloccando l’entrata del virus nell’organismo del bebe’. “La proteina e’ efficace nel catturare e neutralizzare le particelle virali legandosi specificamente all’Hiv – precisa il lavoro – una proprieta’ che fornirebbe una protezione diffusa contro l’infezione. E’ probabile che la Tnc agisca in concerto con altri fattori anti Hiv presenti nel latte materno. Quindi – concludono – servono ulteriori ricerche per esplorare questa nuova possibilita’”. (Adnkronos Salute)

HIV: I LUBRIFICANTI NON AUMENTANO IL RISCHIO

I lubrificanti intimi possono aumentare la suscettibilità dei tessuti genitali alle infezioni veneree e in particolare al virus dell'HIV? Uno studio dice no.

Ancora una volta si torna a parlare di lubrificanti intimi, segno che probabilmente questi prodotti stanno conoscendo un sempre maggior impiego. Questa volta se ne parla per via di uno studio condotto dalla Scuola di Medicina dell’Università di Pittsburgh finalizzato a verificare se il ricorso alla lubrificazione artificiale possa in qualche modo danneggiare le mucose genitali, rendendole più esposte alla penetrazione di agenti infettivi e in particolare al virus dell’HIV.

 

Gli scienziati hanno analizzato 14 lubrificanti di marca da banco e acquistabili via Internet, a base d'acqua, lipidi e silicone (ricordiamo, infatti, che di lubrificanti esiste una vasta scelta con differenti ingredienti: rimandiamo al nostro precedente post sul tema). «Abbiamo testato molti tipi di lubrificanti personali e non sembra esserci nessun danno alle cellule che le renda più vulnerabili all'azione dell'Hiv» ha spiegato la ricercatrice Charlene Dezzutti, fra gli autori dello studio, pubblicato sulla rivista scientifica PLoS ONE.

UN PRESERVATIVO A BASE DI VIAGRA

Brevettato un nuovo preservativo contenente gel a base di viagra. Il gel si trova nella punta del profilattico e può rapidamente penetrare nella pelle per aumentare il flusso sanguigno e accelerare l’erezione.

 

Il gel denominato Zanifil e a base di nitroglicerina che viene spesso usata per trattare i dolori al torace nello scompenso cardiaco. A differenza del medicinale in pillole però, i preservativi con viagra saranno disponibili senza prescrizione medica.

 

Come riportato da health.india, il preservativo conosciuto come CSD500 sarà commercializzato in tutti i paesi europei nel mese di agosto 2012 e l’utilizzo è praticamente identico al preservativo convenzionale.

 

I ricercatori hanno condotto uno studio clinico per comparare i preservativi CSD500 con gli altri standard. La maggior parte dei tester ha riferito che c’è stato un aumento in erezione quando si usa CSD500, mentre molte donne hanno riferito che l’uso del preservativo può far durare il rapporto più a lungo. Da sottolineare che saranno preservativi adatti solo a chi ha problemi di disfunzione erettile.

PERCHÉ L'AIDS NON SI CURA CON LO YOGURT

In Italia, più precisamente all’Università di Firenze, c’è chi insegna che l’Hiv non provoca l’Aids. Certo si tratta di un corso facoltativo e con pochi iscritti, ma c’è. A denunciarlo è un gruppo di pazienti, l’Hivforum, in una lettera che circola in rete da qualche settimana. Nella missiva si spiega come Marco Ruggiero, ordinario presso il dipartimento di Patologia e Oncologia sperimentali, da diversi anni tenga corsi e firmi tesi di laurea nelle quali si nega il legame causale tra il virus da immunodeficienza umana (Hiv) e la sindrome da immunodeficienza acquisita (Aids). Inoltre, scrivono i pazienti, il docente sostiene che uno yogurt addizionato alla proteina Gc-Maf, chiamato Maf 314 e definito “rafforzatore del sistema immunitario”, consentirebbe all’organismo di combattere il virus senza bisogno di farmaci antiretrovirali. La lettera, inviata anche al rettore Alberto Tesi, ha portato all’apertura di un’inchiesta interna all’ateneo che arriverà a un verdetto entro il prossimo 15 aprile.

Quando si parla di Hiv, le teorie negazioniste o complottiste non sono una novità, in Italia come all’estero. Basti ricordare che proprio sulla scorta di quanto suggerito da Peter Duesberg, uno dei primi negazionisti, il presidente del Sud Africa Thabo Mbeki, dal 2000 al 2008 ha negato che l’epidemia di Aids che colpiva la popolazione fosse causata dall’infezione da Hiv, preferendo dare la colpa alla denutrizione. I mancati interventi in termini di cura e prevenzione sui cittadini sudafricani hanno avuto effetti devastanti, come descrive un recente studio della Harvard Medical School.

Proprio insieme a Duesberg, Ruggiero ha pubblicato alla fine del 2011 un articolo sull’Italian Journal of Anatomy and Embryology (IJAE). L’uscita dello studio non è passata inosservata nella comunità scientifica internazionale: Nature ha parlato del “caso” Ruggiero con una news e, in segno di protesta, Klaudia Brix, biologa cellulare della Jacobs University di Brema, si è dimessa dal board scientifico della rivista. Il docente fiorentino, d’altronde, è conosciuto all’estero anche per aver partecipato a congressi internazionali: in un poster presentato alla IAS Conference on  Hiv Pathogenesis, Treatment e Prevention che si è tenuta a Roma nel luglio 2011, Ruggiero sosteneva le teorie di Nobuto Yamamoto sull’efficacia del GC-Maf contro il carcinoma mammario e in un caso di Hiv. Anche in questo caso le proteste del mondo accademico non mancarono di farsi sentire.

Ora la lettera dell’Hivforum potrebbe porre uno stop definitivo alla carriera accademica di Ruggiero. Il professore, raggiunto da Galileo via mail, spiega che “le riflessioni sul ruolo centrale del sistema immunitario si basano sulle affermazioni di Luc Montagnier secondo il quale (libera traduzione) si potrebbe essere esposti al virus Hiv molte volte nella vita senza esserne cronicamente infettati: e un sistema immunitario ben funzionante si libererebbe del virus in poche settimane”.

“Le argomentazioni proposte sono debolissime, e più volte confutate in modo definitivo a livello internazionale”, commenta invece Stefano Vella, direttore del dipartimento del farmaco dell’Istituto superiore di Sanità e membro della Commissione nazionale per la lotta all’Aids. Ciò che spaventa di più di queste teorie, però, è il fatto che mettendo in discussione l’efficacia dei farmaci e dando eccessiva importanza ai loro effetti collaterali, rischiano di allontanare i pazienti dalle terapie. “Gli effetti collaterali della terapia antiretrovirale esistono e sono conosciuti, oltre a essere oggetto di studio”, spiega Vella. “Tuttavia nella pubblicazione sull'Ijae non vengono illustrati i benefici prodotti da questi farmaci in termini di aumentata sopravvivenza e di imponente riduzione della mortalità, osservati attraverso sia trial clinici controllati sia studi osservazionali”, continua Vella. “Né è citato il fatto che oggi l’aspettativa di vita dei pazienti in regime terapeutico è paragonabile a quella delle persone non infettate. È proprio questo straordinario effetto della terapia a dimostrare la relazione di causalità tra il virus e la malattia”.

Del resto un trattamento alternativo con il Gc-Maf non è neanche in sperimentazione. Ad ammetterlo è lo stesso Ruggiero: "Non sono a conoscenza di nessun trial clinico con il Gc-Maf in Italia”. Infatti, anche il lavoro di Yamamoto su cui Ruggiero basa le sue convinzioni, uno studio del 2009 pubblicato sul Medical Journal of Virology, è puramente osservazionale e non si basa su alcuna sperimentazione clinica. Inoltre, Ruggiero stesso non considera quella con il GcMAf una terapia alternativa: “Non credo che al momento si possa parlare di "terapia" con GcMAF. Ipotizzo, però, che in futuro l’approccio immunoterapeutico possa affiancare le terapie tradizionali”.

In rete, tuttavia, sono reperibili diverse testimonianze di pazienti che si sono recati all’estero, in Svizzera, ad acquistare yogurt arricchiti con GcMaf, abbandonando la terapia convenzionale. “Non è difficile credere che alcuni pazienti si siano rivolti a una terapia alternativa”, spiega Alessandra Cerioli, Presidente della Lila (Lega italiana per la lotta all’Aids): “Non è facile accettare una diagnosi di sieropositività. Che, del resto, rappresenta uno stravolgimento della vita e va a colpire sfere delicate e private, come quelle affettiva e sessuale”. Spesso è quindi più facile seguire chi afferma che il problema non esiste, che non è necessario cambiare la propria vita e che il sistema immunitario ce la farà da solo, senza farmaci.

“Per fortuna”, prosegue Cerioli, “la maggior parte dei pazienti, quando i sintomi si fanno più severi, comincia o ricomincia ad assumere i farmaci. Non dobbiamo dimenticare che chi interrompe la terapia ha probabilità di morire più alte rispetto a chi la prosegue con costanza. Gli antiretrovirali, con tutti i loro effetti collaterali, sono infatti proprio i farmaci che rallentano o, nei casi migliori, impediscono la progressione della malattia”.

 

 

FEMIDOM: IL PRESERVATIVO FEMMINILE PER EVITARE LA GRAVIDANZA

Femidom è il nome del preservativo femminile, uno strumento contraccettivo non ormonale, che permette di evitare la gravidanza e offre protezione dal contagio di malattie a trasmissione sessuale. Femidom è stato approvato dalla Food and Drug Administration nel 1993 ed è in commercio in Italia solo da pochi anni. Il preservativo femminile è realizzato in poliuretano, un materiale ipoallergenico che garantisce una resistenza maggiore rispetto al lattice, poiché non si deteriora a causa di calore e umidità.

 

Femidom è composto da due anelli flessibili, rispettivamente di 5 cm e di 7 cm, che sono uniti insieme da una guaina di circa 17 cm. Per inserire in modo corretto Femidom è necessario tenere la guaina dalla parte dell'estremità chiusa, stringere l'anello situato all’interno tra pollice e indice e inserirlo all’interno della vagina con delicatezza, facendolo poi salire con l'indice all'interno del preservativo.

 

Invece l’anello esterno deve rimanere fuori dalla vagina affinché una parte della guaina ricopra la vulva e il preservativo femminile sia correttamente in sede. Femidom va inserito all’interno della vagina anche alcune ore prima del rapporto ed al termine dello stesso non è necessario estrarlo subito.

 

Preservativo femminile: più vantaggi o svantaggi?

 

Il preservativo femminile Femidom rappresenta uno tra i più innovativi strumenti per evitare la gravidanza e risulta utile valutare i pro e contro. Tra i maggiori aspetti positivi del preservativo femminile vi è la totale assenza di effetti collaterali, garantita anche dal materiale in cui è realizzato Femidom, che provoca in rarissimi casi reazioni allergiche, a differenza del lattice.

 

Inoltre Femidom offre la possibilità di essere applicato all’interno della vagina diverse ore prima del rapporto sessuale e non è necessario toglierlo subito dopo, permettendo di avere rapporti sessuali più spontanei. Il preservativo femminile, inoltre, non esercita alcuna pressione sull'organo sessuale maschile, e questo gli consente di garantire un rapporto più soddisfacente per l'uomo, rispetto al profilattico maschile.

 

Gli aspetti negativi del preservativo femminile sono nettamente inferiori rispetto ai vantaggi e si limitano ad eventuali rumori fastidiosi causati dalla frizione a al costo elevato, che potrebbe inibirne l’acquisto e l’utilizzo.

 

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