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IAS 2011: UN SERVIZIO ONLINE PER PREVEDERE LA RISPOSTA AL TRATTAMENTO

Il sistema, lanciato ieri a Roma da RDI, è in grado di prevedere come un determinato paziente risponderà alle diverse combinazioni di farmaci, senza dover sostenere preventivamente il test sul codice genetico virale. Ovviamente tale sistema non sostituisce il classico supporto medico.

 

 

Ieri in occasione della seconda giornata di Ias 2011 è stato lanciato un nuovo servizio online gratuito creato da Hiv Resistance Response Database (RDI), un’iniziativa che si occupa della raccolta dati riguardanti le risposte di resistenza al trattamento anti Hiv.

Il servizio permette alle persone che si trovano in contesti di risorse limitate di prevedere come risponderanno alle diverse combinazioni di farmaci, senza dover sostenere un costoso test in grado di leggere il codice genetico virale.

Il servizio può quindi aiutare a guidare le decisione di trattamento laddove i test, costosi, per la resistenza genotipica non sono disponibili. Il servizio utilizza modelli formulati negli anni attraverso dati raccolti da centinaia di migliaia di persone/pazienti, per prevedere appunto come un individuo risponderà alle possibili combinazioni.

Durante il training del programma, i modelli adottati hanno dimostrato di funzionare per il 75% dei casi esaminati, mentre il servizio già adottato in Romania e Sud Africa, ha dimostrato di funzionare per il 68-69% dei casi.

L’utilizzo del programma può essere utile anche per gli scienziati al fine di evidenziare e migliorare le combinazioni di farmaci che funzionano meno, e inoltre può aiutare a preservare le opzioni di trattamento aiutando a controllare il virus senza dover ricorrere a nuove e più costose medicine.

La versione originale del programma, lanciata nell’ottobre 2010, richiedeva il risultato del test genotipo, questa nuova versione invece non richiede tale esame discostandosi nei risultati solo per pochi punti percentuali. Ovviamente il programma configura un utilizzo solo ai fini di ricerca e non intende sostituire l’intervento professionale del medico. Pertanto, non può assumersi la responsabilità per i farmaci selezionati autonomamente da un paziente, né per le risposte del paziente al trattamento che si discostino dalla previsione.

 

Photo shows:©IAS/Marcus Rose/Worker's Photos

IAS 2011: ALLA RICERCA DEL VACCINO POSSIBILE

Durante gli incontri dei 6mila ricercatori mondiali accorsi alla conferenza di Roma riecheggia spesso la parola vaccino. Diversi gli spunti su cui si sta muovendo, con risultati con sempre incoraggianti, la ricerca. Ecco quello del dottor Nabel

 

Il dottor Gary Nabel, direttore del centro di ricerca per il vaccino all’istituto nazionale di allergologia e malattie infettive, presso l’Istituto di sanità degli Usa, ha notato che nonostante  l’eccezionale sfida della ricerca sull’Hiv sia costellata di difficoltà e il fatto che il progresso in tale direzione sia stato lento, due recenti sviluppi hanno creato i presupposti per un rinnovato ottimismo.

La prima novità riguarda il fatto che nonostante il test sull’efficacia della RV144 condotto in Thailandia abbia evidenziato risultati di modesta entità, tuttavia ha fornito una prova del concetto che un vaccino può prevenire l’infezione da Hiv negli umani; la seconda novità riguarda invece il fatto che ormai è diventato chiaro che un numero importante di persone affette da Hiv-1 (10-25%) siano in grado di produrre ampiamente anticorpi neutralizzanti.

Non a caso nel 2010 diversi gruppi di ricerca hanno ricavato questi anticorpi da questi individui affetti da Hiv, in particolare Nabel e il suo team hanno identificato un anticorpo umano (VRC01) che è in grado di neutralizzare più del 90% del virus in circolo nell’organismo. In più sono stati individuati i dettagli molecolari di come questo anticorpo riconosca il virus e lo attacchi, in più i ricercatori hanno identificato una classe di anticorpi con proprietà  simili a quelle del VRC01. E con tale conoscenza è stato possibile prendere visione di come tali anticorpi vengano generati all’interno dell’organismo umano. Questi avanzamenti forniscono spunti sostanziali alla ricerca di un vaccino per l’Aids e aprono le porte a nuove strategie in campo immunitario e della prevenzione. Sfruttando i recenti avanzamenti scientifici e unendoli con i risultati delle più efficienti prove cliniche la ricerca per un efficace vaccino anti Hiv a questo punto può e deve essere accelerata.

 

Photo shows: ©IAS/Marcus Rose/Worker's Photos

 

IAS 2011: GLI ANTIRETROVIRALI SONO PREVENZIONE

Tre diversi e innovativi studi internazionali dimostrano come nelle persone sottoposte a trattamento antiretrovirale si abbassi decisamente il potenziale di trasmettere l’infezione. I ricercatori presenti a Ias 2011 ne hanno anticipato alcuni risultati.

 

 A Roma si è prodotta la cosiddetta “prova provata” che il trattamento con le terapie antiretrovirali contribuisce di fatto non tanto e non solo a tenere sotto controllo gli effetti dell’Hiv, affinché non degenerino, ma anche a fare prevenzione. A darsi appuntamento ieri all’Auditorium parco della Musica sono stati i principali ricercatori ed esperti internazionali che si sono confrontati sulle eventuali implicazioni nella politica preventiva di tre importanti e innovative sperimentazioni: lo studio HPTN 052, quello TDF2 a cura del centro per il controllo della malattia e della prevenzione e il terzo su PrEP a cura dell’università di Washington.

Insieme questi studi dimostrano che, in breve, le terapie sono efficaci anche come prevenzione, anche perché l’inizio precoce del trattamento può essere utilizzato per ridurre fino al 96% la carica virale dell’infezione, riducendo il rischio di trasmissione da un partner sieropositivo a uno sieronegativo. Si conferma inequivocabilmente, quindi, il principio ispiratore della pratica di sottoporre a trattamento le donne in gravidanza (che vivono in particolari condizioni di rischio) o di sottoporvi i partner di individui sieropositivi.

Quindi, quanto sorge dall’assise di Roma è che il trattamento equivale uguale a non solo a curare ma anche a prevenire. È quanto ha confermato anche il presidente di Ias 2011, Elly Katabira, che ha dichiarato: “Se la XI conferenza internazionale del 1996 di Vancouver viene ricordata come la conferenza che ha annunciato l’arrivo della combinazione dei farmaci per il trattamento antiretrovirale, Ias 2011 sarà ricordata come l’inizio che sancisce la validità del trattamento in un’ottica di prevenzione”.

Nelle fasi successive, almeno questo è quanto auspicato dagli esperti, la sfida è di implementare il trattamento come attività di prevenzione nei Paesi in via di sviluppo. Certo non si tratta ancora della soluzione al problema che avvicina la fine dell’epidemia, ma si è sulla buona strada. A porre un freno anche la mancanza di consapevolezza tra eterosessuali nei Paesi economicamente più evoluti, che si ostinano a fare sesso non protetto. Arrivando peraltro a una diagnosi, il più delle volte, in fase avanzata, perché ignari di avere contratto la malattia (in alcuni casi ricorrono alle cure ormai a Aids conclamata), con gravi conseguenti compromissioni per l’efficacia del trattamento.

Un’altra questione da tenere sotto controllo è l’aumento della sopravvivenza dei pazienti reso possibile dai nuovi farmaci, con conseguente invecchiamento dei malati e delle problematiche che ne derivano, perché ancora si sa poco su come possano reagire soggetti cinquantenni al protrarsi del trattamento di farmaci testati su soggetti giovani Hiv positivi. Intanto, si evidenziano caratteristiche cliniche della malattia insospettabili nella prima fase dell’epidemia di Aids, quando le manifestazioni cliniche della malattia erano soprattutto legate all’immunodeficienza. Oggi infatti preoccupano anche quelle legate alla senescenza precoce dei pazienti, caratterizzata dai meccanismi di infiammazione cronica e immunoattivazione, con danno a carico dei sistemi di organo ad esempio a carico del sistema cardiovascolare o con infiammazioni croniche su rene, fegato, ossa e altri organi come il cervello in particolare per quel che riguarda area neurocognitiva.

 

Photo shows: ©IAS/Marcus Rose/Worker's Photos

IAS 2011: LANCIO DELLA DICHIARAZIONE DI ROMA PER UNA CURA HIV

Un’alleanza tra ricercatori di fama internazionale e sostenitori per la ricerca di una cura definitiva e funzionale dell’immunodeficenza acquisita. Questo l’obiettivo di un appello lanciato alla conferenza che si tiene fino a domani a Roma. I particolari di tutta l’operazione verranno presentati il prossimo anno a Washington.

 

 

I membri dell’advisory board per una strategia scientifica globale verso una cura anti Hiv hanno lanciato durante Ias 2011 la dichiarazione di Roma per una cura contro l’hiv.

Con questo appello si chiede un’accelerazione della ricerca. Infatti, i vantaggi scientifici recenti hanno portato al riemergere di interesse e di ottimismo in prospettiva per arrivare almeno a una cura funzionale dell’Hiv. Sotto gli auspici della società internazionale, un gruppo di scienziati di prestigio e sostenitori sta guidando lo sviluppo di una strategia scientifica globale verso una cura definitiva dell’hiv. La strategia mira a costruire un consenso globale sullo stato delle risorse disponibili per la ricerca anti Hiv, e a definire le priorità scientifiche che necessitano di essere indirizzate dalle future ricerche.

La strategia verrà presentata alla nona conferenza internazionale sull’Aids che si terrà a Washington D.C. da 22 al 27 luglio 2012.

Tre sono in sostanza gli obiettivi chiave che si pone la dichiarazione di Roma per una cura Hiv:

  1. riconoscere l’importanza dello sviluppo della sicurezza e dell’accessibilità della cura Hiv come una strategia terapeutica e preventiva contro l’infezione e di aiutare il controllo dell’epidemia di Aids;
  2. 2) partecipare a stimolanti collaborazioni di ricerca internazionali e multidisciplinari nel campo della ricerca;
  3. Incoraggiare altri sostenitori leader internazionali e organizzazioni a contribuire a premere l’acceleratore sulla ricerca attraverso le loro iniziative, avallando questa dichiarazione e supportando l’alleanza che l’advisory board sta costruendo.

 


Photo shows:©IAS/Moreno Maggi

IAS 2011: APPELLO A BERLUSCONI DA 124 ONLUS

In occasione della conferenza mondiale su HIV/AIDS, un gruppo di associazioni fa appello al premier italiano affinche` rispetti gli impegni assunti a livello internazionale a favore del Fondo Globale

 

 

 

 

Caro primo ministro Berlusconi,

In vista del piu` grande incontro scientifico del mondo sull`Hiv/Aids, la VI Ias conferenza sulla patogenesi Hiv, trattamento e prevenzione, che iniziera` il 17 luglio a Roma, le scriviamo per stimolare il governo italiano ha riconvermare il suo impegno storico al fondo globale per combattere Aids, Tbc e Malaria.

 

Dal 2002 il fondo globale e` diventato il principale finanziatore dei programmi che combattono Aids, Tbc e Malaria salvando 6mln e mezzo di vite e ha contribuito a migliorare la salute delle madri e dei bambini anche attraverso la promozione  e  dell`accesso ai servizi di sanitari a livello sessuale e riproduttivo.

 

L`Italia ha avuto un ruolo principale nel lancio del Fondo Globale al G8 del 2001 di Genova, ma il suo impegno e` fallito negli ultimo due anni, in quanto il governo italiano non ha ancora erogato i contribute del 2009 e 2010, non si e` mai impegnato per il 2011 e 2013 e non fa piu` parte della lista dei paesi finanziatori.

 

Siamo a conoscenza delle difficolta` che l`Italia sta attraversando a causa della crisi economica globale, ma sappiamo anche che i tagli al Fondo Globale, e piu` in generale a quelli ODA, influenzeranno maggiormente donne, ragazze e bambini che non hanno alcun accesso a prevenzione, assistenza sanitaria, servizi sociali, i cui diritti umani non sono quotidianamente rispettati.

 

Il G8 tenutosi a Deauville lo scorso maggio ha riconfermato il suo supporto al Fondo Globale e ha salutato l`impegno a realizzare un programma di riforme per migliorare il controllo e la responsabilita` e l`efficacia nell`utilizzo delle sue risorse, il che permettera` ai donatori di venire incontro ai loro impegni verso il Fondo Globale. Inoltre, lo scorso mese le Nazioni Unite hanno adottato una dichiarazione che riconosce che per raggiungere l`obiettivo di accesso universale alla prevenzione, trattamento, cura e support dal 2015 e` imperative che il FG sia adeguatamente  finanziato.

L`Italia non puo`, signor Presidente, fallire in un cosi` importante impegno, il quale – se mantenuto – insieme a una appropriata rivitalizzazione di cooperazione e di sviluppo, potrebbe contribuire anche allo sviluppo sociale ed economico dei Paesi del Sud del mondo.

 

Quindi, stimoliamo decisamente a garantire prima possible che l`Italia:

 

-       Annunci un piano di erogazione dei contributi 2009-2010, pari a 260mln di euro, al FG, piu` 3omln di dollari che lei ha promesso al G8 del 2009 all`Aquila.

-       Riconfermi il suo impegno al FG, impegnandosi per il 2011-2013.

 

Non assicurando le risorse necessarie al FG metterebbe al repentaglio la sua capacita` gli obiettivi strategici e influenzerebbe negativamente la credibilita` internazionale del nostro Paese.

 

 

Appello sottoscritto in calce da 124 associazioni e onlus italiane e straniere

 

 

 

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