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Scienza e società alleate per articolare un’efficace risposta all’HIV/AIDS. Accesso allargato e durevole alle terapie antiretrovirali nei Paesi in via di sviluppo; coinvolgimento diretto degli esperti di scienze sociali nella messa a punto di politiche pubbliche: questi l’auspicio espresso dai relatori della sessione plenaria svoltasi oggi al congresso IAS 2011 di Roma.


Nella sessione plenaria di oggi alla VI Conferenza su Patogenesi, Trattamento e Prevenzione dell’HIV (IAS 2011) è stato fatto il punto sulla situazione attuale dell’epidemia definendo su questa base la proiezione delle tendenze in atto per definire politiche efficaci di  lotta contro l’HIV/AIDS: tutti i relatori di oggi hanno richiamato all’attenzione dei partecipanti le sfide che i Paesi in via di sviluppo continuano ad affrontare per riuscire ad ottenere una distribuzione su larga scala della terapia antiretrovirale (ART).

 

“Fino ad oggi la risposta all’AIDS ha portato a una mobilitazione senza precedenti e a significativi progressi in termini di prevenzione e trattamento”, ha dichiarato Elly Katabira, chairman  dell’IAS 2011 e presidente dell’IAS. “Tuttavia, le proiezioni sui contagi per il prossimo decennio e il crescente numero di persone che vivono più a lungo con l’HIV suggeriscono la necessità di valutare se rimodellare o perfezionare questo tipo di azioni possa fornire una risposta più efficace alle nuove sfide che abbiamo di fronte.”

 

“Il dibattito sul futuro delle politiche sull’HIV/AIDS deve garantire uno ruolo più ampio alle scienze sociali”, ha dichiarato Stefano Vella, Co-Presidente di IAS 2011Locale e direttore del dipartimento del farmaco all’Istituto Superiore di Sanità (ISS). “Le scienze sociali sono un elemento cruciale per migliorare l’efficacia della prevenzione, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, nei quali sfide significative restano da affrontare per un efficace diffusione dell’ART”

 

Le Barriere Sociali che impediscono un’efficace prevenzione dell’HIV

Nel suo intervento in sessione plenaria, Susan Kippax, professore emerito presso Social Policy Research Centre della University of New South Wales di Sydney, ha ricordato come per poter definire l’impegno sul fronte della prevenzione dell’HIV, i comportamenti delle persone non possano essere separati dalle strutture sociali, culturali e politiche di appartenenza, e che gli aspetti biomedici non debbano essere separati dalle altre componenti in gico. La Kippax ha sostenuto la necessità che gli esperti di scienze sociali partecipino alla discussione su quella che molti al momento considerano la più grande sfida per le politiche sull’HIV/AIDS: la prevenzione.

Indipendentemente dal fatto che i programmi o gli interventi di prevenzione insistano o meno sull’uso di preservativi, iniziative per lo scambio di siringhe, microbicidi, profilassi pre- o post-esposizione, o sulle terapie precoci per prevenire il contagio, ogni tipo di prevenzione necessita che le persone cambino le proprie abitudini sociali; cambiamenti che per poter essere messi in atto e sostenuti non possono essere demandati alla sola buona volontà dei singoli: necessitano del sostegno di una più ampia trasformazione sociale.

 

Sfide della Terapia Antiretrovirale (ART) nei Paesi in via di Sviluppo

Serge Eholié  Professore di Malattie Tropicali e Infettive presso la Scuola Medica della University of Abidjan, nella sua relazione si è concentrato sulle sfide da accogliere per rendere davvero operativo ed estensivo l’accesso alle terapie antiretrovirali nei Paesi in via di sviluppo.

 Un decennio dopo le prime iniziative per introdurre e diffondere delle terapie antiretrovirali, il numero degli individui che ricevono la ART è aumentato significativamente. Secondo una recente stima, sei milioni di persone con HIV/AIDS hanno iniziato l’ART - quattro e mezzo di loro (il 75%) vivono nell’Africa sub-Sahariana: l’esito di questo accesso allargato è stato una significativa diminuzione della mortalità e della virulenza.

 Di seguito le aree chiave da affrontare per una strategia efficace di accesso e distribuzione della ART nei paesi in via si sviluppo:

 finanziare la sostenibilità dei Programmi sull’ART, in particolare nel contesto del recessione economica in atto caratterizzata da insufficienti contributi dei governi nazionali;

  • l’alta incidenza e la gravità della mortalità durante il primo anno dopo l’inizio della somministrazione dell’ART;
  • l’adattamento dei programmi, dei medici e degli enti partecipanti alle nuove linee-guida terapeutiche dell’Organizzazione Mondiale della Sanità;
  • il crescente numero di pazienti che hanno risultati negativi con la terapia di prima linea, tenendo conto che il costo della terapia di seconda linea è da quattro a cinque volte più alto. È una sfida per i Paesi e gli enti partecipanti potersi permettere una terapia con farmaci di seconda linea ed è difficile, in quei contesti sanitari, per i medici scoprire abbastanza precocemente l’inefficacia del trattamento di prima linea;
  • scoprire l’inefficacia della terapia first-line prima e prescrivere un efficace e sicuro regime di seconda linea alla luce del maggior costo di quest’ultimo;
  • management, diagnosi e terapia degli effetti collaterali;
  • continuità di assistenza clinico-terapeutica dei pazienti: i dati tratti da studi di coorte mostrano che il 25-30% dei pazienti che iniziano le terapie vengono persi al follow-up, dopo 12-24 mesi;
  • l’instabilità socio-politica, le crisi umanitarie e i disastri naturali.

AIDS: la necessità di una risposta a lungo termine

Peter Piot (Belgio), direttore della London School of Hygiene & Tropical Medicine, ha chiuso la sessione plenaria riflettendo sul fatto che, data l’enorme mortalità e sofferenza causata dall’epidemia di AIDS, la natura della risposta globale all’AIDS è stata improntata e pensata come un’emergenza. Tuttavia, la durata effettiva di quest’emergenza non è quasi mai stata discussa.

 

Nonostante il recente declino di interesse e la diminuzione di fondi per la lotta all’AIDS, gli Stati membri delle Nazioni Unite hanno recentemente adottato un documento  -"Dichiarazione Politica sull’HIV/AIDS: intensificare i nostri impegni per eliminare l’HIV/AIDS" - con obiettivi ambiziosi per i prossimi cinque anni. Le proiezioni di aids2031 e UNAIDS stimano che, nel corso dei prossimi due decenni, ci potranno essere da un milione a un milione e mezzo di nuovi contagi e un milione di morti all’anno, con una necessità di risorse per tenere a freno i contagi decisamente maggiore rispetto alla attuale disponibilità di fondi.

 

Gli esiti combinati di questi trend, cui si aggiunge la più lunga aspettativa di vita di molte persone con HIV/AIDS, forniscono una motivazione convincente del bisogno di articolare una strategia a lungo-termine di più ampio respiro per rispondere efficacemente alle sfide poste dall’AIDS. Inoltre, le limitazioni nelle risorse impongono come necessari e immediati efficaci investimenti, che portino ai risultati migliori possibili a breve e lungo termine.

 

Photo: Ias\m. maggi

 

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