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IN «GUERRA» CONTRO FAME E HIV

Mettere al servizio degli altri la propria vita senza badare al pericolo è tra le più alte forme di altruismo e di rispetto nei confronti del genere umano. È un "dono" che spesso si offre in età matura ma non è sempre così. Laura Latina, 26 anni, ostetrica, figlia di un carabiniere e di un'ausiliaria, è l'esempio di come tanti giovani vogliano essere gli artefici della pace del mondo. E per questo si mettono in gioco e partono verso nazioni povere, devastate dalla guerra, dalla fame e dalla malattia.

Laura, che fa parte dello staff di Medici senza frontiere da un paio d'anni, ha fatto nascere già un centinaio di bambini. Ed è pronta a dare il benvenuto alla vita ad altrettanti bimbi nel Sud Sudan. Laura è riuscita a superare tutte le prove di Msf, il gruppo umanitario che grazie al suo ineguagliabile impegno è stato insignito nel 1999 del premio Nobel per la Pace, e lo ha fatto con un tale candore da far ricordare che la parte migliore della gioventù italiana, è ricolma di sani ideali e principi. Gli stessi che permettono a tanti "operativi" di Msf, di dare il massimo di sé nei posti peggiori del mondo.

Ad aprire il mondo del volontariato a Laura è stato un viaggio in Brasile con don Sandro Spinelli. Aveva 21 anni e con 20 amici è partita mettendosi alla prova. Da lì è arrivata anche la voglia di rimboccarsi le maniche. Con la laurea in ostetricia nel 2008 è arrivato anche il primo impegno, grazie al suggerimento di un docente da sempre impegnato nell'aiuto agli altri, il neonatologo Padovani che ha indicato a Laura un'associazione dove poter essere utile. E così Laura è partita per il Burundi.

Il resto è storia attuale. Visto che Msf vuole esperienza sul campo, la giovane ostetrica non ci ha pensato su due volte a proporsi e, dopo avere superato i colloqui, eccola destinata alla prima missione per Msf: il Malawi. Nel villaggio di Thekerami Laura è rimasta otto mesi. «Ero in un ospedale rurale, dove le donne partorivano assistite», racconta. «Il progetto che seguivo era quello dell'Hiv. Si sa che qui per evitare la trasmissione da madre a figlio occorre davvero essere attenti nel sapere dare le giuste informazioni. Per questo la nostra attenzione non si limita al solo parto ma anche all'allattamento. I risultati ci sono se le mamme seguono scrupolosamente le indicazioni. Purtroppo quelle che vivono nei villaggi lontani dall'ospedale sono difficili da seguire».

Le donne, così come tutte le altre persone, nei programmi d'aiuto di Msf vengono seguite gratuitamente. E per ogni nazione o piccolo territorio Msf ha un progetto centrato. In questo ospedale le donne partoriscono e vengono seguite gratuitamente, come in tutte le missioni di Msf.
Laura ora in Sud Sudan si occuperà di un progetto generale sulla salute materno infantile. Tratterà anche il problema dell'infibulazione, seguendo le donne, insegnando loro che l'orrore della mutilazione può essere evitato, che basta una buona e sana cultura del rispetto, per mettere la parola fine alla paura.
Conclude Laura:«Ciò che mi lega a Msf sono i valori di rispetto, di uguaglianza, perchè ogni persona non viene etichettata per pensiero politico o religioso. Il mondo che vorrei costruire è con chi, come me, pensa che sia l'aiuto reciproco a sanare le ferite».

DA 'MAMMA' ROSE LEZIONI DI SOLIDARIETA’

Pesaro - Si sente tanto parlare di solidarietà: solidarietà in famiglia, solidarietà tra i popoli, solidarietà tra amici … ma qual è il vero significato della solidarietà? Per definizione solidarietà significa: "rapporto di comunanza tra i membri di una collettività pronti a collaborare tra loro e ad assistersi a vicenda".

 

Quindi solidarietà vuol dire aiutare il prossimo, non solo economicamente, ma anche sostenerlo moralmente. Tra i tanti esempi di solidarietà nel mondo siamo venuti a conoscenza, tramite un filmato visto a scuola, dell’opera svolta da un’infermiera volontaria di nome Rose Busingye a Kampala in Uganda, la quale aiuta delle donne corrose dalla povertà, dalla fame, dalle malattie, a capire il vero senso della vita. Rose accoglie queste donne malate di aids, in un centro, il Meeting Point, dove le aiuta a ritrovare se stesse. Rose, una 'mamma' stupenda, una donna che ha dato un’altra vita a tante persone, ha costruito qualcosa di molto grande.

 

Lei dice che le persone prima di dire e cercare di fare qualcosa devono vedere, devono "toccare con mano" e si devono commuovere a tal punto da cambiare la propria vita. L’infermiera Rose ha insegnato a queste donne le basi per la corretta nutrizione dei bambini e soprattutto ha insegnato loro ad amarli. Curando i loro figli hanno sentito l’esigenza di migliorare loro stesse. Hanno così avviato un corso di alfabetizzazione e, oggi, fanno delle collane composte da perle di carta riciclata e colla, che vengono vendute per beneficenza.

 

Grazie a Rose sono diventate così solidali, legate l’una all’altra, splendenti e gioiose, come le collane che producono. Questo gesto è d’ammirare e imitare, vedere come una persona dedichi cosi tanto tempo a propri simili, che altra gente lascerebbe stare perché sono consapevoli che non vivranno a lungo. L’anno dell’alluvione di New Orleans, queste donne hanno fatto una colletta di beneficenza per aiutare le persone ricche di quella città americana. Ma ci pensate, è la forma massima di solidarietà che noi abbiamo mai visto. Queste donne dopo essere state aiutate, hanno sentito nascere in loro quella voglia di vivere e di aiutare il prossimo in modo veramente grandioso.

 

In un certo senso, sarebbe bello essere felici come loro. Queste donne non hanno niente e sono felici e gioiose mentre noi, rovinati dai mass-media, dalla ricchezza e dalla civiltà abbiamo tutto e non siamo contenti di nulla. Noi vorremmo proporre la storia delle donne di Rose come esempio per far riflettere le persone così che ogni volta che si lamenteranno di ciò che hanno, penseranno a quelle donne che non hanno niente e sono felici. Abbiamo inoltre capito che nella vita, anche di noi ragazzi di 14 anni, è importante avere a fianco persone che ti accolgono e ti aiutano a capire il senso delle cose. Non è ricco colui che ha molto, ma colui che dà molto. Chi è capace di dare a se stesso è veramente ricco.

 

Classe III C

 

Clikka QUI per vedere la pagina realizzata dai ragazzi della classe III C della Scuola Media BRAMANTE di Fermignano

LA TESTIMONIANZA / NELLA POLAROID DI KOROGOCHO

Nairobi è una metropoli che ti accoglie subito a suo modo e ti fa capire, fino dal tuo arrivo, cosa ti puoi aspettare se sei arrivato in Kenya soltanto per goderti il mare cristallino di Malindi o i cortei di elefanti, antilopi e leoni dei safari. Noi siamo qui per dare testimonianza concreta di un gesto di solidarietà, così ci accodiamo pazientemente in fila, in una calda mattinata di dicembre, in una delle tante e interminabili colonne di auto e di matatu (i bus locali), nel traffico infernali di una delle città più importanti del continente africano.

 

La nostra meta è Korogocho, quarta baraccopoli per grandezza, densità di popolazione e delinquenza di Nairobi. La capitale keniota è considerata fra le prime 5 città più pericolose al mondo, tanto da essersi conquistata il nomignolo di Nairobbery (da robbery: rapina) e gli slum – così sono chiamate le baraccopoli – sono un luogo sconsigliato ai turisti, ma siamo tranquilli perché alcune guardie in borghese si occupano della nostra sicurezza. Lo slum confina con la discarica di Dandora dove confluiscono tutti i rifiuti dell’area urbana di Nairobi e la nostra entrata avviene seguendo un canale maleodorante, uno scolo di rifiuti e di bisogni che percorre in lungo tutte le vie di Korogocho. Tra un tappeto di spazzatura e una distesa di lamiera arrugginita, che segnano come scheletri in decomposizione le abitazione dello slum, spuntano improvvisi come in un miraggio centinaia e centinaia di bambini che ti vengono incontro sorridenti e festosi. Sono fiori coloratissimi che illuminano di gioia il tuo cuore e restituiscono speranza ad un’umanità che qui sembra aver perso la propria dignità. A Korogocho non esistono luce elettrica, l’acqua è una rarità, non ci sono bagni e in ogni baracca di 3/6 metri quadrati, convivono mediamente 20 persone. Qui nasce la promiscuità che porta alle tante violenze e agli abusi sessuali sui bimbi. Degrado sociale e sporcizia che hanno spinto a livelli altissimi il tasso di mortalità causato dall’Aids. Negli slum non esistono gli anziani, si muore presto. A 40 anni sei il più vecchio della tua comunità, l’età media è di 15-20 anni.

 

Un’esistenza segnata da un duro destino che un manipolo di silenziosi eroi sta cercando di migliorare. Questi eroi hanno un nome e un cognome, ed è giusto farli conoscere, perché con il loro impegno, con le loro coraggiose associazioni danno quotidianamente un segnale di amore a queste anime ferite della Terra. Edmond Upondo Oloo con la sua Grapesyard ha costruito nel 1998 la prima scuola di Korogocho e Diego Masi nel 2008 ha creato Alice for Children, ampliando e ristrutturando questa oasi di speranza nell’inferno dello slum. Oggi siamo qui per inaugurare sette bagni, la cucina e i pavimenti delle aule della scuola costruita grazie alla raccolta di fondi indetta da il Giornale alcuni mesi fa. Con i bambini di Alice abbiamo scoperto la targa di ringraziamento, con loro abbiamo cantato e ballato. Mentre i nostri cuori catarticamente si purificavano di gioia, i loro sguardi felici ci restituivano il vero senso della vita. Infondo aiutare queste creature è come aiutare noi stessi, è come rimettere i punti e le virgole nella punteggiatura della propria esistenza. Ogni loro sguardo è un film d’autore, ogni sorriso, ogni loro pianto racconta un mondo, nei loro occhi ci sono tutte le sfumature dell’umanità. Devi solo fermarti ed avere il coraggio di fissarli, profondamente. Devi soltanto avere il coraggio di prendere questo regalo e portarlo dentro di te, per tutta la vita. Edmond e Diego, come le centinaia di uomini e donne che si battono nelle varie associazioni di volontariato sparse per il mondo, sono i nostri eroi, spesso dimenticati. Uomini che in silenzio regalano sorrisi in cambio di altri sorrisi e che smuovono un’energia così positiva della quale avremmo bisogno tutti, specialmente in questo pericoloso clima di odio politico che il nostro Paese sta attraversando. A volte un viaggio resetta lo spirito, lo pulisce dai virus, lo rende più limpido e aperto verso il prossimo, proprio come lo sguardo dei bimbi di Korogocho quando ti accolgono amorevolmente con il loro: how are you?

Oggi, 6 dicembre 2010, posso dire di stare meglio e di aver recuperato una parte di me stesso. Spesso chi compie gesti di solidarietà viene accusato di farlo per liberarsi la coscienza, per espiare retoricamente le proprie colpe, ma gli anni mi hanno insegnato a diffidare da chi pensa di non averne.

 

A volte basta il tempo di uno scatto per fare del bene. Come una Polaroid che si impressiona nella mente, un’istantanea indimenticabile. Come gli occhi di questi teneri bimbi, splendidi fiori nella spazzatura del mondo.

 

*Attore e autore teatrale

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