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Parla con l'esperto Medico

Le vostre domande saranno comunque utilizzate dove possibile per la formulazione di quesiti di interesse generale, garantendo comunque la massima riservatezza. Desideriamo infatti che l'esperienza di ogni singola persona possa tornare utile alla comunità dei visitatori.
 
 

 

Domande frequenti (F.A.Q.)

Controlla nelle nostre domande frequenti (F.A.Q.) prima di formulare la tua domanda, grazie.

Categoria: Implicazioni emotivo psicologiche legate alla sieropositività.

Domanda:

Sono un padre di un 30enne che ha scoperto di essere sieropositivo, contagio preso, secondo me, per le sue tendenze sessuali. Da un colloquio avuto con mio figlio ho avuto la sua promessa di normalizzare i rapporti sessuali in futuro e così sono rimasto al suo fianco, come se non fosse successo niente... ma nell'animo. Desidero sapere se ho fatto bene? Mio figlio è sotto cura specialistica e mi dice che le analisi sono rientrate nella regolarità. E' un giovane laureato, occupato come direttore, con tanti interessi, etc. Mi ha riferito che non ha scelto i rapporti sessuali per tendenza, ma per provare qualcosa di... diverso. Aspetto una vostra parola e vi ringrazio per l'interesse.

Risposta:

Credo importante prima di tutto che questa persona sia sotto controllo da un punto di vista medico. Tutto il resto, ritengo che rientri nella sfera del giudizio morale e della sessualità che sono molto soggettivi. Tutti i tipi di rapporti sessuali devono essere, per la mia opinione, considerati normali, se intrattenuti tra persone adulte e consenzienti. Legittimi e comprensibili sono anche i desideri di provare cose "diverse”, che a volte cominciano e finiscono lì, a volte invece portano a capire e conoscere di più se stessi, a riconoscere tendenze, quali l’omosessualità, se è di questa che stiamo parlando, che niente ha in contrasto con l’essere laureato, direttore, giovane brillante pieno di interessi, se non il fatto che ancora oggi è socialmente poco accettata, soprattutto all’interno della propria famiglia, e legata al concetto di perversione. Dovrebbero essere colpevolizzati, quelli sì, tutti i comportamenti a rischio sanitario, cioè quelli che, per trascurare semplici regole di protezione, espongono se stessi e gli altri al contagio nei confronti del virus Hiv e di tutti gli altri agenti responsabili della malattie a trasmissione sessuale. Quindi una parola può essere: continui a stare al fianco di questo figlio, di cui è giustamente orgoglioso, ma non come se non fosse successo niente, chiedendo promesse inverosimili, ma piuttosto aiutandolo a capire i suoi interessi, le sue tendenze, e principalmente a vivere la sua sieropositività serenamente, nei limiti del possibile. Non è affatto scontato, né facile.

dott. Pierluigi Andrea Maggini

Domanda:

Da poco ho iniziato una storia con una ragazza s- Vorrei sapere: pur non avendo rapporti completi possa contagiarla?

Risposta:

La piena consapevolezza e la più completa informazione ritengo sia per entrambi i partners della coppia sierodiscordante il più valido, e comunque anche l’unico, sistema per evitare o cercare di superare problemi di natura pratica, clinico-sanitaria e anche affettivo-emozionale, aiutandosi reciprocamente. In ogni caso : usare precauzioni e proteggersi a tutto campo è fondamentale a partire dal presupposto che ogni rapporto non protetto è potenzialmente a rischio. Le mille paure sono tutte più che comprensibili e sono di tutti quanti. In gran parte forse si possono vincere trovando risposta alle mille domande e risolvendo i mille dubbi alla luce delle conoscenze scientifiche disponibili, attraverso l’esplorazione del nostro sito per esempio e consultando i medici del centro infettivologico dove questa persona è seguita, oppure anche visitando una delle diverse associazioni che di Hiv si occupano, magari in una grande città, diversa da quella di residenza, nell’occasione di un prossimo week-end insieme.

dott. Pierluigi Andrea Maggini

Domanda:

Salve,sono un ragazzo omosex sieronegativo che ha da poco conosciuto un altro ragazzo ma sieropositivo e credo di essermene innamorato. L'intesa instaurata mi farebbe propendere per iniziare una relazione stabile con questa persona, ma le preoccupazioni per la situazione clinica del mio potenziale compagno e il conseguente rischio di contagio sono tantissime. Ho diverse domande da sottoporvi: é possibile la convivenza affettiva/sessuale tra due persone sierodiscordanti senza rischio di contagio? Premetto che nei rapporti anali usiamo sempre il profilattico ma non in quelli orali. In questo caso evito accuratamente (ed evita anche lui) di venire a contatto con lo sperma del mio partner. Gli unici liquidi organici che ci scambiamo sono la saliva e il sudore. Se ho delle escorazioni nel cavo orale (ex leggera lacerazione per automorsicatura durante il pasto) o sul mio pene, che rischio ho di contagiarmi con la saliva del mio partner? Dovrei utilizzare il profilattico anche nei rapporti orali anche se sto attento a non venire a contatto col suo liquido seminale? Sono molto preoccupato. Ho sempre condotto una vita sana e con pochissimi partner, sono stato sempre iperattento e non pensavo che un giorno la vita mi potesse mettere di fronte questa prova che sembra più grande di me. Esiste una letteratura/statistiche di contagio/precauzioni da prendere, in merito alla convivenza tra coppie sierodiscordanti?

Risposta:

Non si possono certo ignorare le problematiche, sia di ordine emotivo che di ordine pratico, che possono sorgere col tempo e rendere più difficile una relazione che non potrà mai prescindere da questo condizionamento. Comunque sono moltissimi i casi di felice e duratura convivenza tra persone di diversa condizione sierologica. Proteggersi è il principio base e quindi a partire dal presupposto che il rapporto è sicuramente a rischio, non si può non suggerire di usare sempre le precauzioni massime. Anche se nella saliva non è stato rilevato il virus in concentrazioni pericolose, anche se non risultano accertati in letteratura casi di sicura trasmissione del virus tramite la saliva e quindi con i baci e il sesso orale insertivo, non si può nemmeno ancora escludere al 100%. Principalmente bisogna tenere presente che non sempre si ha consapevolezza di condizioni favorenti come piccole lesioni superficiali della cute e delle mucose, piccole e modeste perdite di sangue a livello orale o dei genitali, secrezioni pre-eiaculatorie che non sono sperma, ma possono veicolare il virus e quindi rendere per esempio il rapporto orale ricettivo non del tutto esente da rischi, per quanto statisticamente bassi.

dott. Pierluigi Andrea Maggini

Domanda:

Buon giorno sono hiv+ e anche il mio ragazzo, siamo entrambi giovani e con poche esperienze. Non siamo attualmente in terapia a causa dell'ancora bassa replicazione virale, ho rapporti non promiscui con il mio ragazzo senza l'uso del profilattico: il virus credo che sia dello stesso ceppo perchè uno incosapevolmente ha contagiato l'altro... è difficile dopo tanto tempo che si fa l'amore senza il profilattico iniziare ad usarlo, sembra quasi una punizione, che devo fare? Il nostro rapporto non protetto puo'veramente essere deleterio nell'evolversi della malattia? E' per noi motivo di grande sofferenza e frustrazione... Attendo risposta dettagliata

Risposta:

Sono certamente più che comprensibili le riserve di carattere emotivo e le implicazioni psicologiche legate all’introduzione di uno strumento estraneo come il preservativo nell’intimità di una coppia già consolidata. Sono altrettanto giustificate le osservazioni riguardo alla probabile simile tipologia virale , legate al fatto che presumibilmente il contagio è avvenuto all’interno della coppia. Una sicurezza riguardo a questo si potrebbe però avere solo dopo la valutazione del genoma virale; senza un dato scientifico di questo tipo in mano e la certezza che non ci siano altre possibili forme di contagio esterno ai partners, non si può non consigliare di attenersi alle linee guida che suggeriscono di evitare le superinfezioni con ceppi virali diversi e le conseguenti problematiche di resistenze ai farmaci e riduzione delle opzioni terapeutiche a disposizione.

dott. Pierluigi Andrea Maggini

Domanda:

Salve, ho fatto il test e mi hanno detto di tornare a fare un secondo prelievo "perchè c'è stato un guasto ai macchinari". Dopo tre mesi di paura e di "testa sotto la sabbia", domattina torno: ho tutto da guadagnare a sapere la verità. Tre domande: 1. La storia del macchinario rotto è un cliché utilizzato per non dire "il primo test è positivo, serve il secondo per la conferma"? 2. E' possibile che l'enorme ansia e depressione che ho avuto in questi tre mesi di dubbio abbiano scatenato un abbassamento delle difese immunitarie tale da provocarmi candida orale, seborrea al viso, emorroidi, rigonfiamento dei linfonodi....oppure si tratta delle prime complicazioni e manifestazioni opportuniste? 3. Per l'ansia, l'angoscia, la depressione e l'insonnia mi conviene consultare uno psicologo o uno psichiatra e, nel secondo caso, devo informarlo dell'eventuale risultato positivo all'hiv per permettergli di decidere se prescrivermi psicofarmaci?

Risposta:

E’ probabile che la storia del macchinario rotto nascondesse davvero la necessità di ripetere il test, così come di routine si fa quando risulta positivo. Rimandare il momento della verità è una comprensibile ingenua sciocchezza che a poco serve, se non ad aumentare lo stato d’ansia e la paura. Questa condizione di stress sicuramente può favorire la comparsa di patologie o aggravarne le manifestazioni, identificando uno stato di maggiore suscettibilità, anche se eventi quali la candidosi orale, per esempio, hanno un agente eziologico ben definito e rappresenta effettivamente una delle infezioni opportunistiche. Affrontare la condizione di sieropositività, e tutto quanto questa comporta, non è assolutamente facile e può comportare la necessità di un sostegno psicologico. Non è assolutamente un segno di debolezza e va cercato principalmente in questa fase temporale precoce; non molto spesso nei reparti infettivologici viene preso nella giusta considerazione questo aspetto e raramente viene suggerito o ancor meno fornito come servizio. Non è comunque detto che sia indispensabile ricorrere agli psicofarmaci.

dott. Pierluigi Andrea Maggini

Domanda:

Salve io sono sieropositiva dalla nascita (mia madre era tossicodipendente), mi chiedevo se posso avere rapporti sessuali con un ragazzo (ovviamente con il preservativo) e se devo dirglielo per forza. Grazie

Risposta:

Esistono vere e proprie responsabilità legali legate al fatto di nascondere ad un partner, specie se fisso, il proprio stato sierologico positivo. Si può configurare un vero e proprio reato di colpa, se pure attenuata dalla mancanza del dolo, per la responsabilità di procurare lesioni (cioè il contagio) in particolare quando non si prendono nemmeno le dovute precauzioni. Al di là dell’aspetto legale, che può meglio spiegare una persona competente del settore, dal punto di vista strettamente umano, se il rapporto non è più qualcosa di occasionale, ma tende ad essere un progetto di vita importante, rimuovere il peso di questo segreto, se anche espone ad un rischio, quello di perdere la persona amata, permetterà di vivere molto più serenamente e con quel sostegno che la persona con l’Hiv ha assoluto bisogno di trovare in chi la circonda.

dott. Pierluigi Andrea Maggini

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