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Gravidanza

Esiste una tecnica per intraprendere una gravidanza sicura con un partner sieropositivo?

Domanda:

Esiste una tecnica per intraprendere una gravidanza sicura con un partner sieropositivo?

Risposta:

SI. Quando l’uomo è sieropositivo e la donna sieronegativa la tecnica per intraprendere una gravidanza sicura presuppone una cosa chiamata “ Lavaggio dello sperma”. Gli spermatozoi vengono separati dal liquido seminale dove si trova il virus, sia in forma libera che contenuto nei globuli bianchi che fanno parte del liquido stesso. Gli spermatozoi non contengono il virus, solo le altre componenti dello sperma possono trasmetterlo. Una volta “lavato” e ricontrollato con un test di carica virale sensibile, lo sperma viene iniettato con un catetere nell’utero della donna. Sono già nati molti bambini con questa procedura tutti sieronegativi. Il centro pubblico con la maggiore esperienza in questo senso è l’Ospedale Sacco di Milano.

Il bambino concepito da una donna sieropositiva corre un maggiore rischio di contrarre la malattia? E’ errato per una donna sieropositiva negarsi una gravidanza? Per una donna sieropositiva, l’assunzione di farmaci durante la gravidanza azzera il rischio

Domanda:

Buongiorno, sono una donna di 33 anni sieropositiva. Vorrei sapere qual è il rischio del bambino di contrarre la malattia in una eventuale gravidanza e quali sono gli ospedali più idonei ad assistere una donna hiv+ incinta nel nord Italia. Io e mio marito vorremmo tanto avere un bambino, ma i medici che ci seguono ce lo hanno sconsigliato perché dicono che il rischio non è poi così remoto. Grazie per la disponibilità e buongiorno.

Risposta:

Non esiste alcuna ragione per la quale una donna S+ dovrebbe negarsi una gravidanza, se la desidera. Dato il possibile passaggio al bambino del virus, sarà necessario assumere i farmaci durante la gravidanza, ricorrere al parto cesareo e rinunciare all’allattamento al seno. Il bambino dopo la nascita dovrà assumere farmaci antiretrovirali per circa sei settimane; molto probabilmente AZT nel biberon. Sono decine di migliaia le donne che hanno assunto farmaci antiretrovirali durante la gravidanza, riducendo il rischio che il bambino nasca S+ dal 30% al 2%. Nel caso di entrambi i partners S+ di solito si consiglia il sesso protetto per evitare il rischio di re-infezione con un ceppo di virus diverso da quello originale. Questo rischio assume un significato rilevante se uno dei due è portatore di un ceppo resistente ai farmaci che l’altro sta assumendo. Il rischio può esserci anche nel caso in cui uno dei due stia rispondendo bene al trattamento e l’altro abbia una carica virale alta oppure non sia in terapia. Minori sono i rischi nel caso in cui entrambi i partners presentino viremia non rilevabile e si riducano i contatti a quelli necessari per il concepimento. La riproduzione assistita è accessibile anche alle persone sieropositive e può essere la soluzione. Non in tutti i centri si segue la gravidanza di donne S+ e meno ancora sono i centri di riproduzione assistita che si occupano routinariamente di S+, fra questi c’è il “Sacco” di Milano al quale si può chiedere informazioni allo 02/32803413 oppure all’e-mail :riproduzione.assistita@hsacco.it. A questo indirizzo invece si può scaricare gratuitamente un manualetto “ Hiv e gravidanza”, datato 2004, ma comunque utile per chiarirsi in coppia alcune idee: http://www.nadironlus.org/download/gravidanza.pdf.

Può una coppia sierodifferente avere figli senza rischio di contagio?

Domanda:

Riguardo la possibilità di avere figli sani da una coppia sierodifferente. Se io sono s+ e la mia compagna è s- come dobbiamo fare per concepire un figlio visto che devo usare la prevenzione tramite preservativo per evitare di contagiarla?

Risposta:

L’unica maniera per non esporre al rischio la propria compagna è quella di ricorrere alla procreazione assistita in uno dei due centri che seguono questa problematica, entrambi a Milano, o all’Ospedale Sacco o all’Ospedale San Paolo; si tratta infatti di eseguire sull’uomo S+ la cosiddetta tecnica di “pulizia dello sperma”, ossia effettuare una inseminazione in vitro con spermatozoi del futuro padre (HIV+) ma assicurando l’assenza virus, in modo che la madre non si infetti; uno dei grandi problemi è che questa metodica toglie un po’ di vitalità agli spermatozoi e quindi a volte risulta molto difficile il concepimento, ad ogni modo per dettagli tecnici sarebbe bene sentire qualche medico dello staff.

Le coppie hiv/hcv+ possono avere figli? Quali possono essere i rischi sia per la madre che per il figlio?

Domanda:

E’ possibile avere figli da coppie hiv/hcv+ e quali possano essere i rischi sia per la madre che per il figlio?

Risposta:

Avere figli certo che è possibile, l’importante è agire con senso di responsabilità e non esporre l’eventuale partner siero negativo al contagio; dalla sua domanda non si capisce infatti se nella coppia entrambi i soggetti sono HIV+ o solo uno; com’è noto, un bambino si può infettare solo se la madre ha HIV o HCV; il rischio di contagio è molto basso se si seguono le indicazioni mediche; la donna HIV + deve eseguire la terapia antiretrovirale durante la gravidanza, a partire dalla 14.a settimana di gestazione, sottoporsi a parto cesareo (se non vi sono controindicazioni, ma questo lo stabilisce il ginecologo), evitare l’allattamento al seno e dare al bambino le medicine che consigliano i pediatri per il periodo che consigliano i pediatri (di solito Retrovir sciroppo per 4-6 settimane); così facendo il rischio di contagio per il bambino molto basso, attorno all’1 % (uno per cento); per HCV, il rischio è un po’ più alto (4-5%) perché sembra che l’HIV favorisca un po’ il passaggio di HCV dalla madre al figlio, tuttavia anche in questo casi il taglio cesareo, che comunque và eseguito per il problema HIV, sembra diminuire la probabilità di passaggio di HCV (e quindi attorno al 2 %). I rischi per la madre sono molto bassi, più che altro collegati con le possibili complicazioni del taglio cesareo, sia di tipo infettivo (la ferita può andare incontro ad infezione un po’ più che nella donna sieronegativa) che di tipo tossico per il fegato (anestesia).

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